Ospite di Mattino Cinque, il vicepremier è tornato sulla decisione del tribunale di Palermo di risarcire la ong tedesca

«Mi sembra che ci sia da parte di alcuni giudici un pregiudizio politico che si trasforma in un’azione contro l’Italia e gli italiani. In Usa, Cina o Canada se una nave italiana avesse speronato una nave cinese, americana o canadese che fine avrebbe fatto? Mi pare che questi giudici non facciano il bene dell’Italia». Intervenuto a Mattino Cinque, il programma di informazione di Canale 5, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, è tornato così sul caso della Sea Watch dopo la decisione del tribunale di Palermo che ha stabilito che l’ong sarà risarcita di 76 mila euro per il blocco alla nave nel 2019 – di cui capitana era Carola Rackete –, a seguito del mancato rispetto del divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane come era invece previsto dal decreto sicurezza. Il fatto ha provocato la reazione anche del premier Giorgia Meloni, che ha commentato la decisione del tribunale in un video diffuso via social. Per quanto accaduto, Salvini ha quindi osservato durante il suo intervento a Mattino Cinque, anche in vista del referendum sulla riforma della giustizia, che «chi vota sì sceglie di togliere la politica dai tribunali, il potere di nomina alle correnti che sono per la maggior parte di sinistra così da privilegiare il merito». Poi, rispetto alla questione, ha ricordato: «Io sono stato a processo cinque anni, ho rischiato sei anni di galera, dopo cinque anni mi hanno assolto. Il principio è che se una nave tedesca vuole salvare tutto il mondo è libera di farlo, ma va poi in Germania, se la nave è spagnola va in Spagna, la maltese va a Malta, altrimenti l’Italia sarebbe il parco profughi di tutto il mondo».