Ieri le parti avevano parlato di «progressi» nei colloqui
Di certo, al momento, c’è che le notizie appaiono almeno in parte contraddittorie. Perché ai «progressi» registrati ieri nei colloqui indiretti Usa-Iran, mediati dall’Oman a Ginevra, potrebbero non corrispondere le reali intenzioni degli attori interessati nel dialogo. Secondo Axios, infatti, che cita diverse fonti dell’amministrazione Trump e del Congresso, gli Stati Uniti potrebbero intraprendere «molto presto» un’operazione militare contro Teheran. Non stupisce, allora, che l’Iran stia mantenendo un elevato livello di allerta in vista di possibili attacchi ai suoi danni. Eppure gli accenni di negoziato delle ultime ore avevano fatto crescere un cauto ottimismo. Le due delegazioni si erano lasciate con l’impegno, in particolare di quella iraniana, di riaggiornarsi entro due settimane con proposte in grado di colmare le distanze ancora evidenti. In questo senso, il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, aveva parlato anche di un’intesa raggiunta sui «principi guida» da adottare durante le riunioni con l’obiettivo di arrivare a un accordo, definendo i colloqui «seri, costruttivi e positivi». Non si può escludere che gli Stati Uniti stiano esercitando pressioni sempre maggiori per condurre le trattative da una migliore posizione negoziale. Ma quello che è sicuro è che Washington impedirà all’Iran di acquisire armi nucleari «in un modo o nell’altro». A ribadire il concetto è stato il segretario all’Energia Usa, Chris Wright, a margine di un vertice ministeriale che si è tenuto a Parigi.