di Francesco Paolo Capone

Partendo dalla notizia “cattiva” e cioè che, nel solo 2024, i giovani qualificati del Sud che si sono trasferiti al Centro-Nord sono stati 23mila, mentre quelli che hanno deciso di andare all’estero sono stati più di 8mila, vanno però visti quei segnali che aiutano a individuare le soluzioni per contrastare l’esodo di giovani e donne, qualificati, o dall’Italia verso l’estero o dal Sud verso il Centro-Nord. Quei segnali ci sono e sono diversi: la mobilità non aspetta più la fine degli studi, perché i giovani anticipano i loro spostamenti per avvicinarsi fisicamente alle opportunità di lavoro; negli ultimi anni è migliorata la capacità attrattiva degli Atenei meridionali; a tre anni dal conseguimento del titolo, i laureati italiani che lavorano all’estero guadagnano tra 613 e 650 euro netti in più al mese rispetto a chi resta in Italia, mentre all’interno del Paese, il Sud registra la retribuzione media più bassa; il fenomeno delle migrazioni intellettuali è fortemente femminile.
Tutto ciò vuol dire che è sempre più urgente superare il problema del mismatch ovvero del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro (45%), investendo, come il governo ha già fatto – e i dati sull’occupazione lo dimostrano – nelle politiche attive del lavoro, che facilitano l’ingresso degli stessi nel mondo del lavoro e, in particolare, delle giovani donne, la componente del mercato del lavoro il cui tasso di occupazione (55%) è molto al di sotto della media Ue. Naturalmente, vanno incentivate politiche di welfare e di sostegno alla genitorialità, affinché una maggiore occupazione delle donne non si traduca in un’ulteriore riduzione delle nascite, visto che il declino demografico è già un freno importante alla crescita economica della nostra Nazione. Così come va incrementato l’orientamento dei giovani, già nelle scuole, e la loro formazione.
Altro aspetto essenziale, su cui l’UGL si è sempre spesa negli anni, è quello delle retribuzioni, all’interno del quale va compreso il tema del gap salariale uomo-donna. Abbiamo indicato la necessità di azionare due leve e su questo, come anche sulla Partecipazione dei Lavoratori alla gestione e ai risultato dell’impresa (altra leva fondamentale), siamo stati ascoltati dal governo Meloni: la riduzione del cuneo fiscale, cioè quindi la riduzione delle tasse sul lavoro, misura diventata ormai strutturale ma che necessita ancora di ulteriori interventi, dopo anni di nulla cosmico a sostegno delle retribuzioni, e l’incentivazione alla contrattazione collettiva, per rendere più cospicui i salari, agendo anche sulla detassazione degli straordinari. Anche le imprese devono fare la propria parte con maggiori investimenti in innovazione tecnologica per trattenere in Italia i talenti formati in Italia. Secondo la Svimez, infatti, la dispersione dell’investimento pubblico sostenuto per l’istruzione dei giovani, che poi va a beneficio di altri territori, è pari a 6,8 miliardi di euro l’anno.
Sulla strada maestra ci siamo già, è davanti a noi, occorre soltanto continuare a perseguirla con grande determinazione e coraggio per il bene di tutti.