Il ministro degli Esteri ha spiegato alla Camera che la nostra presenza sarà «in qualità di paese osservatore, una soluzione rispettosa dei vincoli costituzionali»
«Il governo ha ritenuto opportuno accettare l’invito dell’amministrazione americana a presenziare in qualità di paese osservatore alla prima riunione del board office in programma giovedì a Washington. Questa è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali». In questo modo il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha spiegato durante le sue comunicazioni alla Camera prima dell’intervento nel pomeriggio in Senato davanti alle commissioni Esteri e Difesa. Secondo Tajani l’assenza dell’Italia «a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie». «L’Unione Europea – ha poi aggiunto – ha già confermato la partecipazione con la presidenza di turno e con un rappresentante della Commissione. Parteciperanno anche i principali partner della regione. Per questo parteciperemo alla riunione di Washington, forti dell’importante contributo che il nostro paese ha messo in campo sin dal primo momento per il cessate il fuoco e per l’assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia attraverso Food for Gaza». Le opposizioni hanno protestato in Aula, parlando, tra le altre cose, di subalternità agli Stati Uniti. Ma «a parte gli attacchi al Board of Peace e a Donald Trump non ho sentito proposte alternative, le aspetto», è stata in seguito la replica del ministro degli Esteri.