di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Gli avvenimenti delle ultime settimane mostrano che il clima politico e sociale in Europa sta precipitando in un vortice di ostilità e violenza che rischia di travolgere la democrazia stessa. Due episodi in particolare, avvenuti a pochi giorni di distanza, evidenziano una tendenza preoccupante: l’omicidio del giovane Quentin D. a Lione e l’aggressione violenta nei confronti del poliziotto Alessandro Calista a Torino. Frutto di un estremismo di sinistra sempre più aggressivo, che troppo spesso si traduce in violenza fisica contro chi la pensa diversamente o contro chi veste una divisa. A Lione, Quentin D., 23 anni, studente universitario e militante identitario, è stato vittima di un’aggressione avvenuta giovedì scorso ai margini di una manifestazione politica, mentre cercava di difendere delle ragazze di destra, prime destinatarie dell’agguato, ed è morto lo scorso sabato in ospedale a causa delle ferite riportate. La Procura di Lione ha aperto un’inchiesta, ma al momento non risultano ancora arresti definitivi, mentre la polizia sta raccogliendo le testimonianze per risalire agli autori dell’aggressione. E poi c’è Torino, dove Alessandro Calista, 29 anni, poliziotto in servizio nel Reparto Mobile, è stato accerchiato e picchiato con calci, pugni e persino un martello durante gli scontri scoppiati al corteo per la protesta legata allo sgombero del centro sociale Askatasuna. L’agente è stato isolato da un gruppo di antagonisti incappucciati che lo hanno colpito ripetutamente, lasciandolo ferito fino all’intervento di un collega che lo ha tratto in salvo. Per questo episodio sono state avviate indagini e ci sono state denunce e un fermo nei confronti di almeno un giovane accusato di concorso in lesioni aggravate, mentre altri sono stati denunciati per violenza contro un pubblico ufficiale. Questi due fatti, differenti e separati geograficamente, ma incredibilmente simili nel disegno di brutalità ideato dagli aggressori rossi, non possono essere letti come semplici eventi isolati. Sono, invece, il frutto di un atteggiamento che si è venuto consolidando negli ultimi anni, dove certa sinistra ha progressivamente trasformato il dissenso in ostilità, la protesta in delegittimazione delle istituzioni e il confronto politico in scontro frontale, generando un vero e proprio “clima d’odio” capace di scatenare le piazze più estreme. Ora, per evitare una degenerazione della situazione, da un lato, occorrerebbero pene esemplari per i colpevoli di queste violenze, e, dall’altro, sarebbe altrettanto doverosa una presa di posizione chiara e netta da parte di tutta la politica sana e di tutti i media per isolare e stigmatizzare i violenti ed i loro cosiddetti “cattivi maestri”, ricordando che la democrazia si fonda sul rispetto anche di chi non ha le stesse idee, oltre che su quello delle leggi e delle istituzioni.