Referendum, Nordio va al sodo. Le opposizioni scattano. Il 22 e 23 marzo 2026 al voto per la riforma costituzionale

Le parole del Guardasigilli Carlo Nordio sul referendum della giustizia e sulla necessità di una riforma del sistema hanno scatenato una bufera. In un’intervista pubblicata ieri da Il Mattino di Padova, il ministro ha dichiarato che nel Csm, tra le correnti della magistratura, c’è «una consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare». Riferendosi, con ciò, a uno dei punti più discussi della sua riforma ovvero al meccanismo del sorteggio per la scelta dei componenti degli organi di autogoverno della magistratura. In pratica, ricorrere alla selezione casuale, invece che, com’è oggi, al voto, ridurrebbe il peso delle correnti interne alla magistratura. Infatti, ha continuato a dire Nordio, «i magistrati iscritti all’Anm sono il 97%, una percentuale bulgara». Come dargli torto? «Se non ti iscrivi, non fai carriera. E quando si elegge il Csm, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto e viceversa. Se non ha un “padrino” è finito, morto». Per Nordio, «il sorteggio rompe questo meccanismo “paramafioso”, questo verminaio correntizio». Da qui, la bufera, pioggia di critiche dalle opposizioni e, ovviamente, dall’Anm, l’Associazione nazionale magistrati. Ma, prima ancora di Nordio, a svelare lo scandalo delle nomine giudiziarie, è stato l’ex presidente dell’Anm e ex presidente del Csm, Luca Palamara, espulso dalla magistratura nel 2020 proprio a seguito dello scandalo delle nomine giudiziarie. La riforma della giustizia interviene proprio sulle nomine e non solo sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Fatta salva l’autonomia della magistratura, la riforma prevede la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura, distinti uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Introduce anche una Corte disciplinare di rango costituzionale, alla quale viene attribuita la competenza sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. «Nordio offende chi ha dato la vita per combattere contro i clan», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein; mentre il Guardasigilli ha spiegato di aver richiamato parole già usate nel 2019 dall’ex pm Nino Di Matteo, il quale aveva parlato di «metodo o mentalità mafiosa» proprio in riferimento ad alcuni meccanismi di nomina e carriera nella magistratura e sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e alle correnti interne alla magistratura. Quanto a parole fuori luogo, andrebbero ricordate quelle di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, secondo il quale «voteranno per il “sì” gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente». Dunque, è meno grave offendere gli elettori?