Non si arresta la polemica politica dopo le dichiarazioni del magistrato in merito al referendum sulla giustizia
«Diciamo che da un procuratore della Repubblica, un cittadino italiano si aspetta terzietà e sobrietà, non insulti a casaccio e quindi la prima cosa che mi aspetterei da cittadino italiano sono le scuse». Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, torna così sul caso politico delle ultime ore innescato dalle parole del procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, in merito al referendum sulla giustizia. Promotore del No, Gratteri in un’intervista al Corriere della Calabria aveva sostenuto che «voteranno per il “no” le persone perbene che credono nella legalità come valore per il cambiamento», mentre «voteranno per il “sì”, ovviamente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente». Una dichiarazione che è stata ampiamente criticata, da esponenti politici così come dai presidenti di Camera e Senato. «Le parole del procuratore Nicola Gratteri sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offendono milioni di italiani», già ieri aveva commentato su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Sconcertato» dalle sue frasi, si era invece definito il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. «Le parole di Gratteri – si era espresso, sempre su X, il leader di Azione, Carlo Calenda – sono di una gravità incredibile. Voterò Sì al referendum, ma non mi verrebbe mai in mente di catalogare chi farà una scelta diversa in questo modo indegno». Anche il Csm ha aperto una pratica sulle dichiarazioni Gratteri, il quale ha poi sostenuto che il suo intervento è stato «strumentalizzato e parcellizzato».