di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

In Italia, quello della sicurezza rappresenta un problema reale, che incide direttamente sulla qualità della vita dei cittadini e sulla tenuta del nostro tessuto sociale, ed è evidente il fatto – nonostante il mainstream mediatico insista nell’ignorare il nesso fra le due cose – che la questione sia stata fortemente aggravata dal fenomeno delle migrazioni di massa, in particolare da quelle irregolari, dalle difficoltà in tema di integrazione e dall’inadeguatezza delle norme che disciplinano il rimpatrio degli irregolari e dei cittadini stranieri che commettono reati gravi nel nostro Paese. Un problema da risolvere, quindi, mediante strumenti normativi adeguati e con una visione complessiva che tenga insieme una giusta accoglienza, ma anche fermezza e rigoroso rispetto della legalità. Un tema non solo sociale, ma anche sindacale, perché ad essere maggiormente esposte sono spesso categorie di lavoratori che garantiscono servizi essenziali: operatori sanitari, personale del trasporto pubblico, forze dell’ordine, la cui sicurezza coincide con quella delle comunità che servono ogni giorno. Per questo motivo, rafforzare gli strumenti di prevenzione e di contrasto a situazioni di rischio significa sia tutelare il lavoro degli operatori che la serenità dei cittadini. Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri in materia di immigrazione e protezione internazionale e per l’attuazione del Patto Ue su Migrazione e Asilo si colloca in questa prospettiva, riaffermando un principio essenziale: la necessità di una gestione rigorosa delle migrazioni e di un controllo efficace dei confini italiani ed europei. La possibilità, in presenza di minacce gravi per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale o di pressioni migratorie eccezionali, di disporre l’interdizione temporanea delle acque territoriali rappresenta uno strumento straordinario, circoscritto nel tempo e regolato, volto a prevenire rischi concreti, inclusi quelli connessi al terrorismo o a emergenze sanitarie di rilievo internazionale. Allo stesso modo, un migliore monitoraggio delle frontiere esterne, attraverso un coordinamento con le agenzie europee, e la previsione di accordi con Paesi terzi per il trattenimento dei migranti in strutture dedicate, si inseriscono in un quadro di cooperazione che mira a rendere più ordinata la gestione dei flussi. Il rimpatrio alla frontiera per soggetti provenienti da Paesi sicuri o con domande manifestamente infondate, così come l’ampliamento dei reati che possono comportare l’espulsione giudiziale e la procedura accelerata per l’esecuzione delle espulsioni di stranieri detenuti segnano un passo verso maggiore certezza del diritto. Più stringenti diventano anche i requisiti per la protezione complementare e i ricongiungimenti familiari, per un percorso di inserimento reale e responsabile. Difendere i confini e garantire sicurezza e legalità sono doveri istituzionali, da rendere più efficaci, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa.