La giusta battaglia per la modifica di un mercato diventato troppo speculativo e che sta mettendo in ginocchio le imprese
Il rilancio industriale dell’Europa è ancora possibile, ma non a chiacchiere. Lo sanno bene tutti i 27 riuniti in via informale in Belgio. Nel “non paper” (documento informale) redatto da Italia, Germania e Belgio sono indicate delle linee di interesse comune: ad esempio, la battaglia contro il Green Deal, con la richiesta di rivedere il sistema Ets e la Carbon Tax. Il cosiddetto EU ETS è il sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra, strumento che serve a raggiungere l’obiettivo di riduzione della CO2 per l’industria e l’aviazione. Sistema entrato in vigore dal 2021 ma che, secondo i detrattori o chi, come l’Italia, ne chiede la modifica, è già obsoleto nonché pericoloso. Obsoleto, a causa del fallimento del Green Deal a cui è legato; pericoloso, perché è uno strumento di speculazione finanziaria. Quello degli Ets è un vero e proprio mercato nel quale si scambiano, cioè si vendono e si comprano, quote di emissioni, cioè di Co2. Le imprese acquistano o vendono quote sul mercato per coprire le loro emissioni con l’obiettivo di incentivare la riduzione dell’inquinamento, secondo quanto stabilito nel Green Deal UE, ormai in declino. I problemi nel mercato degli Ets sono sorti quando sono entrati soggetti diversi dalle aziende ovvero degli investitori “puri”, non industriali, quali hedge fund, banche di investimenti, investitori speculativi. Questi ultimi acquistano quote non per usarle, ma per rivenderle, scommettendo su un prezzo sempre più alto in futuro, a causa delle politiche climatiche e delle varie turbolenze geopolitiche. Da qui, la volatilità dei prezzi, insostenibile per le imprese, molto lontani dal valore reale. Infatti, il prezzo della CO2, raggiungendo picchi elevati, ha aumentato i costi di produzione per l’industria europea e influenzato il prezzo dell’energia elettrica. Anche per questo, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dichiarato: «Mi concentrerò, a nome dell’Italia, sui prezzi dell’energia. Servono delle risposte a livello nazionale, ma anche a livello europeo».
Al via, in Belgio, incontro informale leader UE
È iniziato oggi ad Alden Biesen il vertice informale dei 27 leader dell’Unione europea alla presenza degli ex presidenti del Consiglio Mario Draghi ed Enrico Letta, estensori di due rapporti sulla competitività ad oggi più ammirati che applicati. I lavori odierni sono stati anticipati da un pre-summit Ue sulla competitività convocato da Giorgia Meloni e Friedrich Merz, insieme al premier belga Bart De Wever. Oltre a Italia, Germania e Belgio hanno partecipato Slovacchia, Ungheria, Polonia, Danimarca, Bulgaria, Lussemburgo, Finlandia, Croazia, Belgio, Cipro, Francia, Austria, Repubblica Ceca, Olanda, Romania, Grecia, Svezia. Presente anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. La discussione dei leader si è concentrata intorno alle tre priorità delineate nel documento orientativo predisposto da Italia, Germania e Belgio: completamento del Mercato Unico; semplificazione regolatoria e riduzione dei prezzi dell’energia; politica commerciale ambiziosa e pragmatica. Particolare attenzione è stata riservata alle iniziative necessarie al rilancio industriale dell’Europa, a partire da una rapida revisione dei meccanismi di tassazione delle emissioni (ETS e CBAM), così come sulla necessità di assicurare un rapido e fedele seguito alle priorità politiche indicate dal Consiglio Europeo.