di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
L’intervista del ministro Marina Calderone al Sole 24 Ore affronta un nodo centrale per il mondo del lavoro italiano: la parità di genere, un tema che come Ugl consideriamo strategico, sia per ragioni di giustizia sociale, che di crescita economica ed anche dal punto di vista del sostegno alla demografia, e sul quale ribadiamo la necessità di un confronto costante e responsabile tra Governo e parti sociali. Parità di genere significa pari opportunità di accesso, crescita professionale e retribuzione. In questo senso, il recepimento della direttiva europea sulla trasparenza salariale rappresenta un passaggio importante. È fondamentale, comunque, che l’attuazione tenga conto della struttura del nostro sistema produttivo, composto in larga parte da piccole e medie imprese, evitando oneri burocratici complessi per le aziende e si tuteli allo stesso tempo la riservatezza dei lavoratori, facendo in modo che crescita dei diritti e competitività possano progredire insieme. Come Ugl, poi, riteniamo altrettanto decisivo il tema della qualità del lavoro femminile: l’aumento dell’occupazione deve andare di pari passo con stabilità contrattuale, percorsi di carriera e salari adeguati. Il recupero del potere d’acquisto, in un contesto segnato dall’inflazione degli ultimi anni, resta una priorità. Bene il rafforzamento della contrattazione collettiva e gli incentivi fiscali sugli incrementi contrattuali e sui premi di produttività: la contrattazione è il luogo naturale in cui costruire equilibrio tra crescita delle imprese e tutela del lavoro. Un capitolo che merita ulteriore impulso è quello della conciliazione tra vita privata e lavoro. Senza servizi adeguati, flessibilità organizzativa, sostegno alla genitorialità e valorizzazione del lavoro agile dove compatibile, la partecipazione femminile rischia di restare condizionata da ostacoli strutturali. La natalità, la cura dei figli e l’assistenza ai familiari non possono ricadere quasi esclusivamente sulle donne. Servono politiche integrate che mettano al centro la famiglia e promuovano una cultura organizzativa inclusiva, capace di valorizzare il merito senza penalizzare chi esercita diritti di cura. Condividiamo l’impostazione che punta a superare la logica assistenzialista, rafforzando le politiche attive e la formazione. Il lavoro è la via maestra per l’inclusione sociale e l’investimento sull’autoimpiego giovanile e sulle competenze va nella direzione giusta, così come l’utilizzo responsabile delle nuove tecnologie per migliorare l’incontro tra domanda e offerta. La sfida della parità di genere si gioca su più piani: retribuzioni, carriere, organizzazione del lavoro, servizi e cultura. Da parte nostra, continueremo a dare il nostro contributo con spirito costruttivo, affinché i principi si traducano in risultati concreti per lavoratrici in una crescita equilibrata e sostenibile per il Paese.