Non solo turismo e commercio, ci sono molti addetti anche nel pubblico impiego
Torna ad accendersi il dibattito intorno al lavoro di domenica. Un argomento non nuovo, che negli anni passati ha coinvolto principalmente le federazioni di categoria del commercio di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, con riferimento principalmente alle deroghe per i grandi centri commerciali, ma che riguarda tanti settori produttivi. Secondo uno studio di Adapt, sono 4,2 milioni coloro che lavorano una o più domeniche all’anno, pari al 17,5% della forza lavoro. Per circa il 27%, il lavoro domenicale è una condizione saltuaria, mentre nei restanti casi diventa una presenza decisamente più marcata, con quasi il 16% degli occupati che lavora normalmente di domenica. Quest’ultima condizione riguarda molte donne in part time verticale. Rispetto ai settori produttivi, è nel turismo che si concentra la percentuale più alta (66,7% del totale); seguono l’agricoltura (26,4%), il commercio (23,4%), la pubblica amministrazione (22,5%), i trasporti e il magazzinaggio (20,2%), i servizi collettivi e personali (17,6%), l’istruzione, la sanità e altri servizi sociali (17%). Un scenario molto complesso che i sindacati di categoria hanno regolamentato anche nei contratti collettivi che prevedono maggiorazioni e indennità, sulle quali si applica, a determinate condizioni di reddito (soglia a 40mila euro) e di limite (massimo 1.500 euro), l’aliquota sostitutiva del 15% prevista dalla legge di bilancio per l’anno in corso.