Da un fatto di cronaca, una riflessione su privacy, controlli e dignità dei lavoratori nell’era digitale
di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Un caso avvenuto recentemente a Palermo – un imprenditore che aveva installato un sistema di videosorveglianza per controllare a distanza i propri dipendenti, senza accordi sindacali né autorizzazioni, con la conseguenza dell’intervento dei carabinieri, una sanzione da oltre 30mila euro e la sospensione dell’attività – apre una riflessione più ampia sul rapporto, sempre più complesso, tra lavoro, tecnologia e diritti. Uno degli aspetti da considerare, nell’ambito della digitalizzazione della società, del continuo avanzamento tecnologico e delle conseguenze nei rapporti sia umani che lavorativi. Le nuove tecnologie, infatti, hanno moltiplicato gli strumenti di controllo, con sistemi di geolocalizzazione ed algoritmi che misurano tempi, comportamenti e produttività. Strumenti che possono incidere profondamente sulla libertà e sulla dignità del lavoratore, se utilizzati senza limiti chiari. Attualmente la questione è disciplinata dal Jobs Act, il D.Lgs. 151 del 2015, che ha riformato l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, in base al quale gli impianti di controllo dei dipendenti possono essere utilizzati per esigenze di sicurezza, per motivi organizzativi e produttivi ed anche, dopo la riforma, per la tutela del patrimonio aziendale, ma sempre e solo a seguito di un accordo stipulato con i sindacati o autorizzazione della Dtl o del Ministero del Lavoro. Al contrario, gli strumenti a forniti al dipendente per svolgere la propria prestazione lavorativa, come pc, smartphone, badge elettronici e auto aziendali con Gps, non richiedono accordi sindacali o autorizzazioni per essere installati ed anche per essere utilizzati a fini disciplinari, ma a patto che i lavoratori siano stati adeguatamente informati sulle modalità d’uso e di controllo e che siano state rispettate tutte le norme previste in materia di trattamento e protezione dei dati personali, ossia il Gdpr, il regolamento europeo, che, anche nei rapporti di lavoro, impone dei limiti precisi su accesso, diritto all’oblio e portabilità dei dati trattati. Ora, in presenza di tecnologie sempre più avanzate, AI in testa, la questione torna ad essere attuale e si rende necessaria una maggiore attenzione, ricordando che resta fondamentale il principio in base al quale eventuali controlli devono essere limitati ed assolutamente non possono condurre ad una sorveglianza sistematica delle prestazioni svolte dai lavoratori, per tutelare, sempre, il diritto alla privacy ed alla dignità di chi lavora.

Labour intensive

Oggi, a Roma, presso la sala Koch di palazzo Madama, abbiamo parlato di lavori ad alta intensità di manodopera, quelli che richiedono minori investimenti in macchinari e un impiego massiccio di capitale umano, come, ad esempio, i servizi di pulizia e vigilanza. All’evento, intitolato “Labour Intensive a servizio dell’Italia”, nato su iniziativa del senatore Salvitti e moderato dal giornalista Amorosini, hanno partecipato Roberto Favoccia, segretario nazionale di Ugl Igiene Ambientale, l’Avvocato Paone, il professor Capasso e Lorenzo Mattioli, vicepresidente di Ani Sicurezza.