Le gravi contraddizioni delle opposizioni. Cavalcano temi delicati solo per mettere in difficoltà il governo

Giustizia e sicurezza. Nel bel mezzo delle polemiche tra maggioranza e opposizione in merito al referendum promosso dal governo sulla riforma della giustizia, che intende, in sintesi, introdurre la separazione delle carriere dei magistrati (dividendoli tra giudici e pubblici ministeri) e la modifica del Consiglio Superiore della Magistratura, ecco arrivare, il 31 gennaio, gli scontri, anzi la guerriglia a Torino in occasione della manifestazione contro lo sgombero del centro sociale presente in città dal 1996 “Askatasuna”. Guerriglia urbana protrattasi per oltre due ore, con cassonetti incendiati, un mezzo della polizia dato alle fiamme, un agente del reparto mobile di Padova isolato e aggredito da un gruppo incappucciati a suon di calci, pugni, bastoni e persino colpi di martello. Di fronte alle immagini piuttosto eloquenti nelle quali Alessandro Calista, l’agente della squadra mobile preso a martellate, la condanna dalla leader del Pd, Ellie Schlein, è stata immediata. Come immediata è stata la risposta del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha promesso un’accelerazione al Ddl Sicurezza, chiedendo all’opposizione «una risoluzione unitaria» per dare vita ad un “pacchetto sicurezza” con misure più stringenti. Risposta: prima un lungo silenzio, poi un sostanziale «no» arrivato in ordine sparso prima da Avs, poi M5S, +Europa e il Pd, per ultimo. Di fronte a misure come la tutela processuale per gli agenti, il divieto di portare i coltelli per i minorenni, il “fermo di prevenzione” che prevede «la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia di trattenere per non oltre 12 ore per gli accertamenti di polizia persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione», le opposizioni hanno gridato alla repressione. Salvo poi accusare il governo di non aver saputo evitare il peggio a Torino, impedendo ai facinorosi anarchici di stare in mezzo ai manifestanti pacifici. Pur sapendo di aver trascurato totalmente il tema, ora accusano Meloni e il centrodestra di aver fallito in materia di sicurezza e allo stesso tempo osteggiano un pacchetto di misure ad hoc, asserendo che non serve aumentare i reati, ma che occorrono più agenti. “Dimenticando” così che, secondo l’Istat, la percezione di sicurezza dei cittadini è migliorata, passando dal 60,6% (2015-2016) al 76% (2022-2023); che nel 2023 non meno di 1,4 miliardi sono stati destinati ai rinnovi contrattuali delle forze di polizia; che sono state ben 35.206 le nuove assunzioni nelle forze dell’ordine nel triennio 2022-25, partendo da un deficit di pianta organica pari a 10.000 unità. Cosa dire, infine, della separazione delle carriere dei magistrati definita da Debora Serracchiani, Pd, come «un pericolo per la democrazia»? Tutti sanno che nel 2019, in occasione delle primarie del Partito Democratico, la separazione delle carriere era considerata come «ineludibile» per garantire un giudice terzo e imparziale. Falcone lo diceva già trent’anni fa.