Emerge chiaramente un problema di ricambio generazionale; troppo pochi i giovani

Meno in numero, ma meglio in qualità. È questo, in sintesi, quanto emerge dallo studio della Fondazione consulenti del lavoro sui lavoratori indipendenti, appena pubblicato. Fra il 2014 e il 2024, il periodo analizzato dalla Fondazione, i lavoratori autonomi sono diminuiti di 285mila unità, passando da 5,370 milioni a 5,085 milioni. Una discesa, in termini percentuali, del 5,3% che si riflette sulla quota complessiva di lavoro che è passata dal 24,5% al 21,2% del totale degli occupati. Secondo la Fondazione, però, tale contrazione non rappresenta un segnale di crisi del lavoro autonomo, quanto, piuttosto, un riposizionamento all’interno della forza lavoro, al netto del fatto che, comunque, l’età media sta crescendo, con quasi la metà dei lavoratori autonomi con più di cinquant’anni (nel 2014, si era al 38,9%), con problemi di ricambio generazionale. Guardando alle diverse fasce di età, il calo più significativo ha riguardato chi ha un’età compresa fra 35 e 49 anni (-25,4%); in calo anche la componente più giovane (-17,9%), mentre nel range 50-64 anni l’incremento è stato del 25,4%. Rispetto ai settori, si riduce la presenza nel commercio e aumenta nei servizi, mentre, sul versante territoriale, cresce soltanto il Mezzogiorno. In un tale scenario, però, migliora la qualità dell’istruzione in linea con la richiesta di competenze professionali, organizzative e gestionali complesse.