di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

È difficile non cogliere un paradosso evidente nella bufera politica scoppiata in questi giorni attorno ad un questionario promosso da Azione Studentesca. Dopo le polemiche montate dalla sinistra, il ministero dell’Istruzione ha avviato accertamenti sull’iniziativa di alcuni giovani di destra, ovvero un sondaggio volto a raccogliere, senza indicare nomi né di studenti né di docenti, segnalazioni su sicurezza, condizioni della scuola e possibili episodi di discriminazione. Un questionario anonimo trasformato, attraverso un abile ribaltamento dei fatti, in una “schedatura” o “lista di proscrizione” ai danni dei professori, addirittura in una minaccia alla democrazia. Una completa mistificazione della questione, perché l’obiettivo dell’organizzazione degli studenti vicina a Fratelli d’Italia era esattamente l’opposto: non realizzare dossier volti a colpire singoli insegnanti, dato il fatto che non era prevista nessuna indicazione di nominativi, ma verificare la presenza e la diffusione di casi di discriminazione politica ai danni degli studenti o lezioni nelle quali l’attività didattica travalica le proprie funzioni trasformandosi in propaganda. Una realtà concreta che nel nostro Paese esiste da anni, come moltissimi studenti ed ex studenti conservatori e identitari potrebbero testimoniare. Un’ingiustizia che va denunciata, come ogni altra forma di discriminazione, perché viola il dettato della nostra Costituzione, in particolare gli articoli 3 e 21. Se il divieto di discriminazione sulla base della propria visione politica e la libertà di opinione e di insegnamento certamente riguardano i docenti, che hanno diritto a svolgere il proprio ruolo senza pressioni ideologiche, questi diritti valgono allo stesso modo per gli studenti – parte debole nel mondo della scuola – che non possono essere emarginati o ridicolizzati per le proprie idee, né subire valutazioni e giudizi condizionati dalle simpatie politiche degli insegnanti. Tantomeno le aule scolastiche possono trasformarsi in luoghi di propaganda. Sarebbe gravissimo. Questo è il vero tema, non certo l’iniziativa dei ragazzi di Azione Studentesca. Trasformare una richiesta di ascolto e di tutela da parte di ragazzi che sono essi stessi vittime di discriminazioni e chiedono solo neutralità e correttezza è, questo sì, un atto intimidatorio, specie da parte di chi vorrebbe addirittura denunciare gli studenti promotori, zittire una parte del mondo studentesco e negare l’esistenza stessa di un problema. Invece tutti, docenti e studenti, devono avere all’interno del mondo dell’istruzione lo spazio per esprimere le proprie idee, ovviamente nel rispetto della legge, del luogo, della funzione, senza per questo essere oggetto di penalizzazioni, costruendo – piaccia o meno a chi preferirebbe un’istruzione a senso unico ai danni di chi ha opinioni diverse – una scuola realmente pluralista.