di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il dibattito sul ritorno dell’energia nucleare in Italia, riaperto dalle audizioni parlamentari alla Camera sul disegno di legge di delega al Governo, impone una riflessione lontana da semplificazioni ideologizzate, che il Paese non può più permettersi. Sia perché la complessa situazione internazionale impone di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, sia per la necessità di disporre di energia a prezzi accessibili per la nostra competitività industriale. L’aumento strutturale dei costi energetici sta colpendo duramente il sistema produttivo, esponendo imprese e lavoratori al rischio di perdita di competitività, chiusure e delocalizzazioni. Per questo il tema dell’energia va affrontato con consapevolezza e pragmatismo. Continuare a rinviare scelte strategiche significa accettare una dipendenza crescente dall’estero, quindi una fragilità politica ed economica estremamente dannosa per l’Italia. In questo ambito si colloca la questione del nucleare sostenibile, da valutare come un’opzione all’interno di un mix energetico equilibrato e differenziato, anche nel percorso della transizione energetica, accompagnando la decarbonizzazione senza compromettere la tenuta del sistema economico e occupazionale. Nel corso delle audizioni, il confronto sindacale ha mostrato posizioni differenti, ma, se è legittimo sollevare dubbi, non è utile trasformare la discussione nel solito scontro ideologico: bisogna tener conto degli avanzamenti tecnologici avvenuti negli ultimi decenni e su questa base valutare la sostenibilità del nucleare dal punto di vista della salute pubblica, riconoscendo che la situazione odierna è molto diversa rispetto a quella passata. Come ha ricordato il nostro vicesegretario generale Ulgiati, «con consumi elettrici destinati a crescere in modo significativo e una produzione interna insufficiente, il nuovo nucleare può contribuire a garantire stabilità, sicurezza e programmabilità, riducendo la volatilità dei prezzi e rafforzando la decarbonizzazione». La linea dell’Ugl è chiara: il nucleare non è un tabù, se accompagnato da una gestione responsabile, che si basi su un’attenta gestione dei rifiuti radioattivi e che punti sulle tecnologie più mature e più sicure. Un percorso che può rafforzare il ruolo dell’Italia in Europa, puntando, oltre che sulle infrastrutture materiali, anche sul capitale umano, quindi su istruzione e formazione, per generare occupazione qualificata. Senza tralasciare la necessaria leva dell’informazione, affinché la popolazione sia adeguatamente messa a conoscenza dei processi, costruendo il consenso sociale attraverso la massima trasparenza e scientificità delle comunicazioni. Con queste premesse, si vada avanti, verso una direzione giusta, perché l’Italia ha bisogno di scelte utili, concrete e lungimiranti, che abbiano veramente a cuore l’interesse nazionale.