Svolta per gli autoveicoli: i dazi indiani scenderanno dal 110% fino a un minimo del 10%
Un mercato di 2 miliardi di persone, la seconda e la quarta economia del mondo alleate, riduzione dei dazi doganali fino a 4 miliardi di euro annuali per gli esportatori di tutte le dimensioni, «buona occupazione» per milioni di lavoratori in India e in Europa. Sono i contorni dell’accordo di libero scambio che oggi, a Nuova Delhi, hanno sottoscritto l’UE e l’India con Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, e Narendra Modi, primo ministro indiano. Un patto pari a circa il 25% del Pil mondiale, per il quale ci sono voluti due decenni di trattative. Ad accelerare l’accordo, l’introduzione dei dazi del 25% imposti dagli Usa all’India.
L’India eliminerà o ridurrà i dazi sul 96,6% delle esportazioni di beni dell’UE, l’UE liberalizzerà il 99,5% delle proprie voci tariffarie sui beni importati dall’India nell’arco di sette anni. Per macchinari e apparecchi elettrici, la principale categoria di export dell’UE verso l’India (16,3 miliardi nel 2024), i dazi, oggi al 44%, saranno in gran parte eliminati nel giro di cinque e dieci anni. Sulle esportazioni di aeromobili e veicoli spaziali, i dazi, oggi fino all’11%, saranno azzerati. La tassazione sulle esportazioni chimiche dell’UE, attualmente con dazi fino al 22%, per la maggior parte sarà soppressa all’entrata in vigore dell’accordo. Sui prodotti farmaceutici, dazi eliminati in cinque-sette anni.
La svolta più evidente riguarda gli autoveicoli: i dazi indiani scenderanno dal 110% fino a un minimo del 10%, mentre i componenti auto diventeranno progressivamente esenti dazi. Per i costruttori europei si apre l’accesso al mercato automobilistico di grandi dimensioni a crescita più rapida al mondo.