di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Oggi ricorrono 32 anni dalla “discesa in campo”’ di Silvio Berlusconi nella vita politica italiana: era, infatti, il 26 gennaio 1994 quando, attraverso un messaggio televisivo destinato a diventare iconico, l’imprenditore milanese annunciò la propria decisione di impegnarsi direttamente in politica. Il video, trasmesso da tutte le principali reti nazionali, si apriva con una frase rimasta impressa nella memoria collettiva: «L’Italia è il Paese che amo». Dopo due mesi da quell’annuncio, il 27 e 28 marzo, si svolsero le elezioni politiche che videro la vittoria della coalizione di centrodestra guidata dallo stesso Berlusconi. Un successo che rappresentò l’atto di inizio di una trasformazione strutturale del sistema italiano, tanto da essere indicato come l’evento fondativo della cosiddetta Seconda Repubblica, inaugurando una stagione completamente nuova. Con la fine della Guerra Fredda, il crollo dell’Urss e il terremoto politico provocato dall’inchiesta Mani Pulite, che aveva spazzato via i partiti tradizionali, l’Italia si trovava in una fase di profonda incertezza. In questo contesto, la nascita di Forza Italia rese possibile l’avvio di un vero confronto democratico tra schieramenti alternativi, consentendo la costruzione di un sistema bipolare capace di rappresentare in modo compiuto sia l’area progressista sia quella conservatrice. Per la prima volta dal Dopoguerra, una parte consistente dell’elettorato – quella di destra, prima esclusa dai processi di governo – poté partecipare pienamente alla vita politica. Le diverse sensibilità liberali, sociali e identitarie trovarono spazio all’interno di una coalizione in grado non solo di competere, ma anche di governare il Paese. Tutto ciò fu possibile grazie alla visione e alla determinazione di Berlusconi, convinto della necessità di offrire agli italiani un’alternativa a una sinistra ritenuta distante dalle esigenze del mondo produttivo – delle imprese e dei lavoratori – e dall’interesse nazionale. L’eredità lasciata dal fondatore di Forza Italia alla politica italiana è ancora oggi evidente: il governo attualmente in carica, guidato da Giorgia Meloni, è l’esempio di come la destra ed il centrodestra possano esercitare la responsabilità di governo con equilibrio istituzionale e rispetto delle regole democratiche. Un risultato che rappresenta un valore positivo per l’intero Paese e che invita a tutelare e rafforzare un sistema politico capace di coniugare inclusione, pluralismo e stabilità. In altri contesti, europei e internazionali, l’esclusione dal governo di forze politiche ampiamente rappresentative genera disaffezione e tensioni sociali. L’Italia, al contrario, è riuscita a superare questa frattura, costruendo una stabilità che va oltre il Parlamento e coinvolge il tessuto sociale, offrendo un modello concreto di come governabilità e democrazia possano procedere insieme.