Il Parlamento Ue getta nel limbo il Mercosur. La Commissione Ue: «Secondo nostra analisi, questioni sollevate non giustificate»
Per 10 voti un’intesa, volenti o nolenti, strategica per aprire nuovi mercati e con essi compensare le guerre commerciali, anche soltanto annunciate, esistenti dentro lo stesso “perimetro” del fronte occidentale, ora è in un limbo. Ieri il Parlamento europeo ha votato per chiedere il parere della Corte europea di giustizia sulla legittimità del trattato di libero scambio con i Paesi del Mercosur, firmato soltanto sabato scorso ad Asunción dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e dal presidente di turno dell’alleanza Mercosur, il leader paraguayano Santiago Peña. Una mossa più simbolica che effettiva, cioè non un vero e proprio stop, quello dell’Europarlamento, che, però, ha l’effetto di congelare la ratifica dell’accordo per 18-24 mesi, perché tanto è il tempo in genere necessario alla Corte per pronunciarsi in merito. Decisive per il voto sono state le due risoluzioni, soprattutto la prima, presentate dal gruppo della Sinistra e da quello dei Patrioti (in cui siede la Lega) e le defezioni di alcuni membri della coalizione di maggioranza (in particolare PPE e S&D), quella per intenderci che sostiene la Commissione von der Leyen, con il risultato di 334 voti a favore del rinvio ai giudici di Lussemburgo, 324 contrari, 11 astenuti; presenti 669 deputati su 720. Una vera e propria spaccatura, insomma, che ha più il sapore di un conflitto politico e istituzionale che dell’effetto di un ascolto attento delle ragioni espresse con varie manifestazioni dagli agricoltori europei e soprattutto francesi, i più potenti e agguerriti, contro il Mercosur. Eppure, l’intesa è strategica, ancora di più dopo quanto accaduto ieri a Davos e dopo che, sempre ieri e sempre dal Parlamento Ue, un’altra intesa non è stata ratificata, rinviando di fatto il suo via libera, e cioè l’accordo commerciale sui dazi con gli Stati Uniti. Decisione, già preannunciata dal presidente del gruppo del Ppe, Manfred Weber, in accordo con Socialisti e Liberali, alla luce delle precedenti minacce a suon di dazi espresse dal presidente Usa. Tutto ciò, nonostante Trump abbia promesso, ieri sera, sconfessandosi da solo, ma chissà per quanto di non voler più imporre dal 1° febbraio i dazi minacciati ai Paesi europei per la Groenlandia. In ogni caso, la frittata è fatta e il conflitto istituzionale è decisamente ampio, perché coinvolge istituzioni europee, governi nazionali, senza dimenticare le istanze del mondo dell’agricoltura e dell’agroalimentare, non esattamente schierati tutti dalla stessa parte. Ora la Commissione dovrà decidere se applicare il trattato in via provvisoria, scontrandosi con il Parlamento, o se attendere il verdetto di legittimità sul Mercosur da parte della Corte europea di giustizia.