Usa insistono sulla Groenlandia. L’Ue col cerino in mano. Scontro Usa-Europa, ipotesi boicottaggio mondiale calcio
Magari andrà a finire bene, ma nel frattempo regna il caos. «Cosa comporterà per l’economia americana la rottura con l’Europa?», si chiede oggi il Wall Street Journal. Il presidente Trump sull’annessione Groenlandia agli Usa non recede, mettendo in crisi e in discussione, ad un livello mai visto prima, l’alleanza occidentale. Salvo poi affermare: «Probabilmente riusciremo a trovare una soluzione con l’Europa. Possibilmente anche a Davos nei prossimi giorni». Possibilmente sì, ma nel frattempo la Russia – e quindi anche la Cina – ha già fatto asse, almeno a parole, con gli Stati Uniti, nonostante il presidente Usa giustifichi le sue mire espansionistiche con la necessità di controllo dell’isola per ragioni di sicurezza e cioè per difendersi da Russia e, soprattutto, Cina. Il ministro degli Esteri Lavrov ha mostrato di apprezzare tale visione, al punto da apparire favorevole a concedere il via libera all’espansione americana verso Nord e da intravedere la possibilità che Washington e Mosca possano lavorare insieme per determinare le rispettive sfere di influenza. Perché la priorità per Mosca è difendere «i suoi interessi senza attentare ai diritti degli altri e senza lasciare che altri attentino ai suoi». Insomma, piace la “legge del più forte”. Intanto, l’Europa si trova molto stretta in questa situazione e l’ordine sparso dimostrato anche ieri, come si è visto ieri nella difformità tra le dichiarazioni della presidente Ursula von der leyen e del presidente francese Emmanuel Macron, sta in queste ore cercando di compattare il fronte. Berlino afferma infatti che «nessuno strumento in risposta è escluso» e che la risposta deve essere «unitaria». Nel frattempo, sui mercati si è scatenata la bufera, da quelli europei fino ai future azionari statunitensi crollati bruscamente nelle prime ore di ieri, in seguito alle preoccupazioni degli investitori per i dazi minacciati da Trump contro gli alleati europei. Sarà stato per tranquillizzare tutti, ma riuscendoci poco, che il segretario Usa al Tesoro, Scott Bessent, dal Forum di Davos, ha dichiarato che il presidente degli Stati Uniti «sta riequilibrando l’ordine internazionale per il bene di tutti, anche per voi che non siete americani». Forse, chissà, ha ragione, ma nel passaggio da un equilibrio ad un altro lo scossone non sarà lieve. Come si dice, in questi casi, niente panico. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha detto che l’Unione europea deve avviare «una profonda revisione» della sua politica economica per «affrontare l’alba di un nuovo ordine mondiale». Sarà “grazie” agli scossoni di Trump che l’UE riuscirà a trovare vera unità? Sarebbe auspicabile perché la Cina sta a guardare, forte delle previsioni secondo ile quali nel prossimo decennio assisteremo ad un ulteriore rafforzamento dell’influenza globale di Pechino.