Il caso irrisolto del rigassificatore galleggiante di Piombino. A luglio 2026 si dovrà trovare un sito alternativo. Un problema per l’industria

Non è la prima volta che interessi nazionali si trovano in conflitto con interessi locali. Fatta salva la legittima esigenza di lavoratori e cittadini di vivere in un ambiente sano e sicuro, l’incertezza regna sovrana sul futuro del rigassificatore galleggiante ormeggiato a Piombino dal luglio 2023, la Italis Lngl, della Snam. Esiste una scadenza, luglio 2026, troppo vicina, al termine della quale il rigassificatore dovrà trovare un sito alternativo, così come previsto nell’intesa stipulata nel 2023. Alternativa che poteva essere rappresentata dalla Liguria, ai tempi del Governatore Toti, ma poi stoppata alla luce delle tante rimostranze, ribadite con una lettera anche oggi dall’attuale presidente, Marco Bucci, pur di centrodestra. Piombino o, meglio, il rigassificatore galleggiante è fondamentale per tutta l’Italia e, in particolare, per la diversificazione delle fonti energetiche – esigenza diventata essenziale dalla Guerra in Ucraina in poi – e, in particolare, per diversificare l’approvvigionamento del Gas Naturale Liquefatto (GNL), che, appunto, sulla nave di Piombino viene riscaldato e portato allo stato gassoso e poi immesso nella rete attraverso un gasdotto sottomarino. Soprattutto il GNL può essere acquistato via nave da Paesi non contigui territorialmente all’Italia, come Usa, Algeria e Qatar. Il terminal di Piombino fornisce il 6% del fabbisogno nazionale ed è fondamentale per l’industria. Un problema che si pone per tutti, compresa la Toscana (guidata da un governatore di centrosinistra), visto che, a detta dello stesso presidente Eugenio Giani, «ora noi dobbiamo pensare alla siderurgia», perché gli accordi di programma con Metinvest Adria e Jsw, quest’ultimo ancora da firmare, «ci portano al 2027 ad avere questi impianti siderurgici che creano l’acciaio di cui questo Paese ha bisogno: e noi ci dobbiamo frenare perché nessun altro prende la nave di rigassificazione?».  No, certo. Ma la nave è fondamentale per produrre acciaio, così come lo sarebbe per un rilancio della fabbrica di Taranto (ex Ilva). C’è da ammettere, però, che la Toscana ha già un’altra nave rigassificatrice a Livorno. «In tutto significa che 10 miliardi di metri cubi di gas arrivano in Italia attraverso i due rigassificatori» toscani. E allora perché non lasciarla lì a Piombino? «Finché ci sono io presidente proroghe non ci saranno», ha dichiarato oggi il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, dai microfoni di Radio 24, perché i cittadini temono impatti sulla salute e sull’intero ecosistema e perché preme l’opposizione di ambientalisti, di comitati e dei soliti partiti di sinistra notoriamente contrari. C’è di più: «Di opere compensative per il territorio, non ne è stata fatta nemmeno una». E nonostante siano quindici le regioni che si affacciano sul mare, non si trova un altro porto per il rigassificatore galleggiante. Urgono patrioti!