Negli ultimi due anni, si è registrato un primo recupero del potere d’acquisto

Fra il 2014 e il 2024, le retribuzioni contrattuali, seppure in crescita, scontano ancora un differenziale in termini di potere d’acquisto che, in media, arriva a nove punti percentuali. Il dato è stato fornito dall’Inps. Le retribuzioni contrattuali fanno riferimento ai minimi tabellari che rimandano, a loro volta, ai contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle parti sociali. Cosa diversa è la retribuzione effettiva, che, invece, tiene conto di tutti gli altri fattori variabili, come gli straordinari e le indennità di posizione, che finiscono per rendere più consistenti gli stipendi. Tradotto, significa che la parte variabile ha permesso di compensare l’impatto dell’inflazione, salvaguardando il potere d’acquisto. Non è quindi un caso che è proprio guardando alle retribuzioni effettive che emerge il differenziale salariale di genere. Secondo l’Inps, la retribuzione media effettiva annua delle donne è pari a circa il 70% di quella degli uomini. In valori assoluti, nonostante una crescita più sostenuta nel periodo osservato, parliamo di circa 20mila euro per la componente femminile e di quasi 28mila euro per quella maschile. Pesa, seppure in parte, il minor numero di giornate lavorative delle donne (240 in media) rispetto agli uomini (251). La retribuzione media resta più alta nel pubblico (35.350 euro) che nel privato (24.486 euro), al netto delle differenze nei vari comparti.