Ok del Consiglio dei ministri alla data già annunciata da Meloni, si voterà anche per elezioni suppletive

Cominciano a entrare nel vivo le iniziative in vista del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia che introduce la separazione delle carriere. Con il governo che preme sull’acceleratore per la data della consultazione per rispettare i tempi tecnici – alla riunione di oggi il Consiglio dei ministri ha deciso quindi per il 22 e 23 marzo, come già era stato anticipato dal premier Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di inizio anno (si voterà anche per le elezioni suppletive in Veneto) – e l’opposizione che promette battaglia – presentato a Roma nei giorni scorsi l’evento del comitato del “no” presieduto da Giovanni Bachelet –, anche con “manovre di disturbo” (come la raccolta firme per una nuova richiesta di referendum, che in caso di raggiungimento del traguardo delle 500 mila firme entro fine gennaio potrebbe essere utilizzata per tentare di arrivare allo slittamento del voto rispetto ai piani di esecutivo e maggioranza). A ogni modo anche i promotori del “sì”, con Forza Italia in primo piano (ma al riguardo va sottolineato che c’è anche un pezzo di sinistra, con l’ex Pd Stefano Ceccanti che allarga il fronte referendario a favore della riforma) sono piuttosto attivi in queste ore e nelle prossime settimane sono in programma eventi di FI a Roma con la partecipazione del ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani. «Con il sì al referendum i cittadini potranno finalmente avere giudici terzi e imparziali», ha affermato il senatore forzista, Pierantonio Zanettin, in una dichiarazione al Tg3 rilanciata sui canali social di Forza Italia.