di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

La tragedia avvenuta a Crans-Montana nella notte di Capodanno riporta in primo piano il tema fondamentale della sicurezza nei luoghi di lavoro, comprese, quindi, anche le attività commerciali aperte al pubblico. L’incendio scoppiato all’interno del Le Constellation ha trasformato un momento di festa in un evento drammatico che ha scosso l’Europa intera, causando quaranta giovanissime vittime, tra le quali si contano anche sei ragazzi italiani, la cui perdita colpisce duramente il nostro Paese. A nome dell’Ugl è doveroso esprimere il più sentito cordoglio e la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime, ai feriti e a tutte le persone coinvolte. Di fronte a tragedie di questa portata, però, il rispetto per il dolore deve andare di pari passo al dovere di interrogarsi sulle cause e sulle responsabilità, affinché simili eventi non si ripetano. Quanto accaduto a Crans-Montana non può essere liquidato come una semplice fatalità perché siamo di fronte a un episodio che richiama con forza il tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e nei locali aperti al pubblico, tantomeno le responsabilità possono essere addebitate a giovani e giovanissimi ignari dei pericoli ed impreparati ad affrontarli. Quel locale era a tutti gli effetti un’attività commerciale, un ambiente di lavoro e di aggregazione, nel quale proprietari e gestori avrebbero dovuto applicare con rigore le norme di prevenzione e protezione previste per questo tipo di strutture. Anche se i fatti si sono svolti all’estero, in Svizzera, esistono principi universali di sicurezza che devono essere rispettati ovunque: adeguata altezza dei soffitti, materiali ignifughi certificati, uscite di sicurezza sufficienti e sempre accessibili, estintori, piani di evacuazione chiari, personale formato per la gestione delle emergenze e controlli rigorosi per impedire l’uso di fuochi d’artificio o materiali pericolosi all’interno dei locali. In attesa degli esiti delle indagini, le prime ricostruzioni indicano come l’incendio si sia propagato rapidamente, complici gli spazi affollati e la presenza di elementi altamente infiammabili e che la fuga dei giovani sia stata impedita da uscite di emergenza non idonee. Situazioni che evidenziano quanto la prevenzione sia determinante e quanto l’inosservanza, anche di una sola regola, possa trasformarsi in una condanna a morte. La sicurezza non è un semplice costo né un adempimento burocratico, ma un investimento imprescindibile nella tutela della vita umana. È necessario rafforzare i controlli, promuovere una cultura della prevenzione e garantire che nessun interesse economico prevalga sulla salute delle persone: il ricordo delle giovani vittime di Crans-Montana deve tradursi in un impegno concreto perché il diritto alla sicurezza, sul lavoro e nei luoghi di svago, non sia mai messo in secondo piano.