Kiev nega l’accaduto: «Da Mosca nessuna prova» 

Le reciproche accuse di Russia e Ucraina su un presunto attacco con droni contro una delle residenze di Vladimir Putin, nella regione di Novgorod, rischiano ora di compromettere i progressi fin qui registrati nei negoziati per mettere fine alla guerra, mediati soprattutto dagli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha subito sottolineato che dopo l’accaduto la posizione di Mosca nei colloqui di pace cambierà; Kiev nega l’operazione che le viene attribuita e avanza sospetti che la mossa dialettica della Russia sia orientata a prendere tempo e a prolungare il conflitto, magari allo scopo di ottenere una maggiore forza negoziale in futuro. Nello specifico l’Ucraina osserva che la controparte non ha mostrato prove su quanto denunciato. «Non credo che ci siano prove che ci sia stato un attacco di droni di tale portata, che è stato abbattuto grazie al lavoro ben coordinato del sistema di difesa aerea», ha dichiarato il ​​portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, citato dalle agenzie russe. Secondo la versione del Cremlino fornita da Peskov, il presunto attacco colpisce non solo Putin, ma «anche Trump e mira a ostacolare gli sforzi del presidente per una risoluzione pacifica del conflitto ucraino». A tale proposito il portavoce presidenziale russo ha ricordato il discorso di Natale di Zelensky. Del fatto che la Russia rivedrà la sua posizione – circostanza confermata ancora oggi da Mosca – lo stesso Putin ha informato il presidente americano, Donald Trump, durante un colloquio telefonico che i due leader hanno avuto nella giornata di ieri.