di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Presi, come siamo, dalle evoluzioni delle trattative che, si spera, metteranno fine al conflitto tra Russia e Ucraina, salvaguardando il ruolo che l’Ue merita di avere, nonché da altri conflitti che funestano e condizionano gli instabili equilibri di una geopolitica in riassestamento, ci stiamo dimenticando dei passi in avanti che, nel frattempo, sta compiendo la transizione tecnologica, di cui sta diventando protagonista la Cina.
Confortano in parte, perché non sufficienti a considerare solido il nostro sistema, i risultati di bilancio del Cnr, il nostro Consiglio nazionale delle ricerche, il cui Consiglio di amministrazione ha approvato il Bilancio unico di previsione per l’esercizio 2026. Rispetto allo scorso anno, vi è un utile, 3,5 milioni di euro e, inoltre, l’approvazione del Bilancio arriva al termine di un anno «ricco di traguardi scientifici». Secondo LinkedIn Top Voice, nel libro “Supervisor, i professionisti dell’AI”, in cui sono stati coinvolti 69 esperti di istituzioni pubbliche, diverse società di consulenza, molti studi professionali e nove Ordini professionali, in Italia non solo si riscontra la crescita del mercato digitale (+3,7%), ma il 2026 dovrebbe presentarsi come l’anno della «messa a terra» dell’intelligenza artificiale, in quanto gli investimenti registrati nel mercato digitale vedranno l’adozione dell’AI nelle aziende e negli studi professionali. Fatto che comporterà una riorganizzazione e un ridisegno dei processi fino ad oggi adottati. Le espressioni “prompt mindset”, “agentività” e “vive working” definiscono le tre competenze fondamentali per governare lo sviluppo.
Ma il punto è che la Cina si è già attestata per questa fine d’anno come leader nella ricerca tecnologica mondiale, perché sta dominando la ricerca delle tecnologie critiche, èer circa il 90% di esse. “Soltanto” in termini di Intelligenza Artificiale, energia e, persino, ambiente sta superando gli Stati Uniti e, cioè che è nuovo e che è peggio per tutti noi, è che il loro approccio si sta via via spostando dalla quantità alla qualità.
Sulla competitività e sulla lentezza che caratterizza il procedere dell’Unione Europea, Mario Draghi ha scritto un lungo rapporto e lanciato diversi allarmi, che non starò qui a ripetere. Tuttavia, se le strategie, al netto della loro efficacia, come quella sulla sovranità digitale – in settori come l’IA, il quantum computing, la robotica, il 5G e i semiconduttori – non farà un salto decisivo in avanti, ci ritroveremmo anche in termini di Difesa sguarniti e incapaci di esprimere la deterrenza necessaria nei confronti di chi, secondo le convinzioni di molti e di alcune intelligence, intende avvicinarsi nel futuro sempre più minacciosamente ai confini del nostro Vecchio – quanto ambito – Continente.