Anni di conflitti internazionali e poca strategia. E ora, dopo le recenti strigliate giunte dagli Stati Uniti, l’UE è davanti a un bivio
La crisi ucraina è ormai entrata di fatto nel suo quarto anno di guerra. Un conflitto che ha provocato numerose vittime e ingenti danni e su cui soltanto negli ultimi giorni si è riusciti a imprimere un’accelerazione per una possibile soluzione politica che porti, si spera in tempi brevi, alla cessazione delle ostilità tra Mosca e Kiev. Un cambio di passo, giravolte russe a parte, che però è dipeso in larga misura dall’iniziativa statunitense dell’amministrazione Trump, così come già era stato per la tregua nella Striscia di Gaza, raggiunta faticosamente a ottobre, in questo caso a due anni dall’inizio delle operazioni militari israeliane in risposta all’attentato terroristico del gruppo palestinese Hamas. In uno scenario geopolitico tanto complesso, l’Europa ha recitato un ruolo piuttosto marginale, non in grado di andare oltre le sanzioni e le posizioni, più o meno simboliche, espresse dai suoi rappresentanti. La Strategia di sicurezza nazionale pubblicata dalla Casa Bianca nelle scorse settimane è un documento che spiega, non tutto, ma molto di come a Washington percepiscano l’Unione europea nell’attuale scacchiere internazionale. Non una decisione di allontanamento dagli storici alleati, come si è letto e spesso detto di recente, semmai un’inversione di rotta strategica che mira a responsabilizzare il Vecchio continente, o almeno il suo tratto più burocratizzato e farraginoso che risiede a Bruxelles. Non stupisce, allora, che Politico abbia nominato proprio Donald Trump la persona nel 2025 più influente e potente nell’UE. Non un politico europeo, o la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, bensì Donald Trump. Perché, ha spiegato il giornale, «quest’anno nessuno ha esercitato più influenza in o sull’Europa del presidente degli Stati Uniti». In un senso del tutto analogo anche la Nato sembra necessitare di un salto di qualità. E anche qui, una buona parte dipenderà da quanto l’Europa sarà disposta a fare in termini di spesa e di difesa, in vista di un possibile e graduale disimpegno americano. La guerra in Ucraina ha riportato il rumore della armi alle nostre porte. Nei momenti peggiori del conflitto, l’Europa non è stata capace di offrire un contributo davvero tangibile per evitare il peggio o contenere i danni. Uno schema simile, seppure da una diversa base di partenza, si è poi ripetuto in Medio Oriente. La pace del futuro, nei nostri territori come altrove, passerà inevitabilmente da cosa vorrà essere l’Europa “da grande”.