di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Nel numero speciale della Meta Serale della Vigilia di Natale, dedicato alla pace nelle sue molteplici declinazioni, non possiamo limitarci a guardare solo agli scenari internazionali, ai grandi conflitti economici che attraversano il mondo, alle guerre vere e proprie. Esiste una dimensione altrettanto decisiva della pace, spesso meno evocata, ma fondamentale per la tenuta del Paese e per il benessere della cittadinanza: quella sociale. Una pace che si costruisce ogni giorno, con il dialogo e il rispetto reciproco tra le diverse componenti della nostra comunità nazionale. In particolare, nell’ambito del mondo lavoro, attraverso il confronto tra le parti ed il rapporto tra istituzioni, imprese e rappresentanze dei lavoratori. In questo senso il sindacato – ed in particolare quello confederale – ha una responsabilità alta e delicata, quella di difendere i diritti e gli interessi dei lavoratori con senso delle istituzioni e con una visione che guardi all’interesse generale. Agire responsabilmente significa scegliere il confronto prima dello scontro, il dialogo prima della contrapposizione ideologica, soprattutto quando lo scontro non è necessario e non produce risultati concreti. La ricerca sistematica del conflitto nei confronti del governo, come qualche sigla adotta come modus operandi, rischia di trasformarsi in una strumentalizzazione dei lavoratori stessi, ed è un errore che si paga due volte: da un lato si illudono le persone con slogan e parole d’ordine che non migliorano salari, tutele e condizioni di vita, dall’altro si indebolisce la credibilità del sindacato, che finisce per allontanarsi dalle istanze reali di chi rappresenta. I lavoratori non hanno bisogno di bandiere agitate per fini politici, ma di soluzioni praticabili, di contratti rinnovati, di sicurezza, di prospettive di crescita e di stabilità. C’è poi anche un altro aspetto che non può essere ignorato: alimentare tensioni sociali per ragioni che nulla hanno a che fare con il ruolo sindacale significa mettere a rischio la coesione del Paese, mentre, in una fase storica segnata da profondi cambiamenti sociali interni e da una forte incertezza sul piano internazionale, la coesione è un bene prezioso da tutelare. Indebolirla equivale a esporre l’intera comunità a fragilità ulteriori, che colpiscono soprattutto i più deboli. Capacità di mediazione, forza della proposta, autorevolezza nel confronto e contrapposizione netta solo come soluzione estrema, così il sindacato diventa protagonista del progresso sociale, contribuendo a costruire soluzioni condivise e durature. In questo Natale, parlare di pace significa anche riaffermare questo modello di responsabilità. Un sindacato che dialoga, che difende senza urlare, che costruisce senza dividere, rende un servizio non solo ai lavoratori, ma all’intero Paese. E di questa pace sociale abbiamo bisogno, oggi più che mai.