Tante guerre nel mondo, diplomazia in affanno
Invece di diminuire, i conflitti e le guerre aumentano: dal 2020 ad oggi sono cresciute del 40%. La presidente della Commissione Ue lo ha detto chiaramente che «la pace è finita» e che «bisogna prepararsi alla guerra», perché «è un mondo pericoloso di predatori». E il pensiero va subito all’Ucraina e al Medio Oriente, ma per Oxfam, secondo i dati dell’Uppsala Conflict Data Program, il mondo nel 2025 conta oltre 100 conflitti armati. Sono attivi conflitti in Yemen, Siria, Etiopia, Somalia, Sudan, Myanmar, Afghanistan, Haiti, Repubblica Democratica del Congo, Burkina Faso, Mali, Niger e Sudan del Sud. Molte sono guerre civili o insurrezioni armate. Se Ucraina e Gaza, al di là di proclami e dichiarazioni, continuano ad essere scenario di bombardamenti, combattimenti e di vita costantemente in pericolo per i civili, in Africa – in particolare Sudan, Congo – i conflitti stanno precipitando e anche l’Asia ha le sue gatte da pelare, come il conflitto riesploso tra Thailandia e Cambogia. Le guerre possono essere globali, locali, civili, asimmetriche, ibride o commerciali. Il presidente Usa, Donald Trump, è tornato a minacciare l’Europa con un’altra guerra commerciale a colpi di dazi. Le guerre economiche hanno come teatro territori strategici, ricchi di importanti giacimenti, e asset industriali come l’automotive, l’acciaio e la chimica. Spesso le questioni climatiche sono la miccia di forti tensioni per scarsità d’acqua, carestie e disastri naturali.
Anche la politica ha la sua dose di conflittualità e magari è anche per questo che le diplomazie sono in affanno e fanno fatica a risolvere guerre e conflitti. Non c’è solo il trito e ritrito conflitto tra destra e sinistra, in Italia si fa strada una divisione tra sigle sindacali: quelle che difendono diritti e interessi dei lavoratori attraverso la mediazione e quelli – anzi quello, la Cgil – che ricorre, soprattutto quando al governo c’è il centrodestra, al conflitto, che poi non risolve.
E la gente cosa vuole? Sappiamo dal sondaggio Gallup International Association (Gia) che c’è una divisione tra il Sud/Est e il Nord/Ovest del mondo: i cittadini Ue (32%), Usa (41%) e Canada (34%) sono molto meno disposti a combattere in caso di guerra, mentre in Asia occidentale (77%), Medio Oriente (73%) e India (76%) sono molto più pronti. Ma per adesso basta, Buon Natale!