Violenza verbale e fisica sempre più diffusa in ambito sanitario

La Relazione 2024 dell’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie e Socio-Sanitarie ha fotografato una situazione di forte criticità, come peraltro denunciato più volte dalle federazioni di categoria dell’Ugl. Nel 2024 si sono registrate oltre 18.000 aggressioni, coinvolgendo complessivamente 22.000 operatori, poiché un singolo evento può colpire più persone. L’aumento delle segnalazioni, pari al 15% rispetto all’anno precedente, è attribuibile tanto a una crescita effettiva degli episodi quanto a una maggiore propensione alla denuncia e a sistemi di rilevazione più accurati. Le donne risultano più frequentemente vittime, in misura coerente con la composizione del personale del Servizio sanitario nazionale, oggi prevalentemente femminile. La fascia d’età più esposta è quella 30-49 anni, cioè il segmento più attivo della forza lavoro. Gli ambiti più a rischio confermano un trend già consolidato: Pronto Soccorso, servizi psichiatrici, reparti di degenza, con un aumento significativo degli episodi nelle strutture penitenziarie. In particolare, gli infermieri rappresentano il 57,9% delle vittime, seguiti dai medici (13,6%) e dagli operatori socio-sanitari (11,4%). Quanto alla natura delle aggressioni, dominano la violenza verbale (70%) e le minacce, seguite dalle aggressioni fisiche (24%) e dai danneggiamenti (6%). Gli aggressori sono prevalentemente pazienti, in media parliamo di oltre due terzi dei casi registrati, meno frequentemente familiari o caregiver.