Al difficile vertice Ue è il «buon senso che prevale». Per l’Italia, una doppia vittoria: sostegno all’Ucraina ma con il debito, rinvio del Mercosur
Era ed è opinione unanime che si è trattato del vertice Ue più complicato e difficile dall’inizio della legislatura (un anno fa). Eppure, l’Italia, in un contesto simile, è riuscita, ancora una volta, a fare la propria e decisiva parte, a perseguire sui tavoli internazionali la sua linea e i suoi (alti) interessi. È accaduto proprio stanotte al Consiglio europeo, nel quale c’erano da risolvere dossier cruciali come il piano di pace statunitense per l’Ucraina, la situazione geoeconomica europea con in cima alla lista l’accordo commerciale con il Mercosur, l’utilizzo o meno degli asset russi congelati in una banca del Belgio per finanziare e sostenere per i prossimi anni. Un vertice talmente complesso da essere stato impostato su due binari: da una parte, i Capi di Stato e di governo dei 27 discutevano dei temi al momento meno centrali, dall’altra, le trattative sull’uso degli asset tra la Commissione europea e il Belgio. Ma il punto di caduta fino a notte inoltrata non è stato trovato, come si è potuto evincere dai titoli non aggiornati dei quotidiani di carta. Stretti tra la resistenza sulla posizione del “no” all’utilizzo degli asset russi del premier belga, Bart De Wever, e le perplessità di Italia, Bulgaria, Malta e Repubblica Ceca, in aggiunta all’ostruzionismo di Ungheria e Repubblica Slovacca, ad un certo punto Merz (Germania) e von der Leyen hanno dovuto abbandonare la loro linea. Le conseguenze: il prestito all’Ucraina con l’utilizzo degli asset russi è stato accantonato, mantenendo però salvo l’obiettivo principale, cioè, mantenere garantire il sostegno finanziario dell’Ucraina per il 2026 e il 2027, ma attraverso un debito europeo da 90 miliardi di euro, garantito dal margine di bilancio, approvato all’unanimità con l’esenzione di Ungheria e Repubblica Ceca. Non solo: la firma dell’accordo del Mercosur è stata rinviata a gennaio, grazie all’asse Roma-Parigi, con l’Italia ago della bilancia. Sconfitti – a tutti gli effetti – la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Salvi gli interessi europei. Per l’Italia, si è trattato sia di una doppia vittoria, in quanto scettica sull’utilizzo degli asset russi e favorevole a firmare il Mercosur, ma soltanto dopo opportuni aggiustamenti e garanzie per agricoltori e allevatori italiani. Molte fonti e testate italiane hanno registrato il risultato come una vittoria della linea italiana, mentre il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, lo ha celebrato più sobriamente come «buon senso che prevale», «soddisfatta» dell’esito.