Open Arms, dopo cinque anni assoluzione definitiva per Matteo Salvini. L’avvocato Giulia Bongiorno: «Il processo non doveva neanche iniziare»

La Cassazione mette la parola fine sul caso Open Arms, la nave dell’Ong spagnola con 147 migranti a bordo che, nell’agosto del 2019, aveva dovuto attendere alcuni giorni prima di attraccare in Italia. Confermata definitivamente, infatti, l’assoluzione per Matteo Salvini, all’epoca ministro degli Interni del primo governo Conte ed ora al Dicastero delle Infrastrutture e Trasporti. Un processo che, dopo l’assoluzione in primo grado da parte del Tribunale di Palermo, era passato direttamente, con ricorso “per saltum” della Procura del capoluogo siciliano, in Cassazione, dove è stata confermata ieri la prima sentenza, del dicembre 2024, rigettando quindi le accuse di sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio. Soddisfazione da parte dell’avvocato difensore di Salvini, Giulia Bongiorno: «Si tratta di un processo che non doveva nemmeno iniziare e questa soluzione di carattere definitivo evidenzia quello che ho sostenuto in aula: era totalmente fuori dal mondo il ricorso della procura, ma ciò che ci interessa è la correttezza dell’operato di Salvini» e dello stesso leader della Lega, che su X ha commentato la sentenza: «Cinque anni di processo: difendere i confini non è reato». Congratulazioni e solidarietà al ministro da parte degli esponenti della maggioranza, a partire dalla Premier, Giorgia Meloni. In attesa di leggere le motivazioni della Cassazione, sembra quindi confermata la tesi della difesa: non il ministro, ma il comandante di Open Arms ha tenuto bloccati i migranti, rifiutandosi di dirigere altrove – in Spagna, in particolare – la nave, con una decisione politica, volta a mettere in difficoltà il governo italiano.