di Francesco Paolo Capone

È nato ieri l’Osservatorio italiano sull’IA nel mondo del lavoro, la risposta italiana all’AI Act (Artificial Intelligence Act) europeo. Due primati, in uno. Nel senso che, l’AI Act è la prima normativa di cui l’UE si è dotata ed è anche il primo quadro normativo completo al mondo in materia, con l’obiettivo di regolare lo sviluppo e l’uso dell’Intelligenza Artificiale, nel rispetto dei diritti fondamentali e con attenzione ai tanti rischi che essa comporta. L’AI Act non solo proibisce alcuni impieghi, ma introduce requisiti di governance, di gestione del rischio e di trasparenza nei vari utilizzi. Con grande disappunto negli Stati Uniti, dove, come è noto, si preferisce una sana deregulation.
L’Osservatorio è la prima “cabina di regia pubblico-sociale” che ha il compito di monitorare e governare l’impatto dell’IA su occupazione, competenze, diritti e condizioni di lavoro. Ne fanno parte istituzioni, parti sociali ed esperti e si articola in un Comitato di indirizzo, una Commissione etica, una Consulta delle parti sociali e quattro Comitati tecnico-scientifici tematici. A farne parte, quindi, anche l’UGL, che intende partecipare fattivamente e con grande senso di responsabilità. Sì, perché l’Osservatorio, fortemente voluto dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, rappresenta un passaggio strategico necessario per governare una trasformazione epocale che sta già incidendo, inutile nasconderselo, in modo profondo su occupazione, organizzazione del lavoro e competenze. Sono i dati Istat a dimostrarlo: l’utilizzo dell’IA nelle imprese con almeno 10 addetti è raddoppiato in un solo anno, passando dall’8,2% al 16,4%, con una diffusione che supera il 50% nelle grandi imprese, salendo dal 32,5% al 53,1%. Tuttavia, quasi il 60% delle aziende, che hanno valutato investimenti in IA, segnala la mancanza di competenze adeguate come principale freno, confermando la necessità di intervenire con politiche mirate su formazione e riqualificazione.
È, quindi, importante che il lavoro della cabina di regia pubblico-sociale sia orientato a coniugare innovazione e centralità della persona, puntando su formazione continua, aggiornamento delle competenze e accompagnamento dei lavoratori nei settori maggiormente esposti ai cambiamenti tecnologici. Solo così l’Intelligenza Artificiale potrà rappresentare un’opportunità di crescita e non un fattore di esclusione sociale.
Altrettanto significativo è che l’Osservatorio nasca come una struttura permanente di governance, capace di garantire indirizzo istituzionale, presidio etico e un dialogo strutturato con le parti sociali, perché in una transizione epocale, come quella che stiamo vivendo, il rischio di accentuare diseguaglianze e fragilità occupazionali è sempre in agguato e, dunque, il coinvolgimento del sindacato è fondamentale per tutelare diritti, salari e qualità del lavoro.