Mercosur, l’intesa rischia il rinvio. Per il no dell’Italia
Oltre alla Francia, sull’accordo del Mercorsur potrebbe abbattersi anche il “no” dell’Italia. Un no che porterebbe ad un rinvio alla firma dell’accordo prevista entro questa settimana. Una dichiarazione ufficiale non c’è, è stata l’agenzia Reuters a far girare l’indiscrezione secondo la quale il nostro Paese potrebbe mettersi di traverso perché i progressi sulle clausole di salvaguardia sarebbero ancora incompleti. Sarà un’indiscrezione ma secondo il sito euronews.it «l’Italia potrebbe essere l’ago della bilancia» per un accordo i cui negoziati durano da circa 25 anni e sono soprattutto i sostenitori dell’intesa a temere maggiormente che il silenzio dell’Italia implichi il suo disaccordo. Il condizionale è d’obbligo perché il nostro Paese è sia interessato alle esportazioni verso i Paesi del Mercosur – che, ricordiamo, i principali sono Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – sia a proteggere i suoi agricoltori, che potrebbero essere svantaggiati dagli scambi con sistemi che adottano normative molto diverse da quelle applicate qui in Europa.
Di diverso avviso sia il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, sia la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha tutta l’intenzione di recarsi in Brasile sabato 20 dicembre per firmare l’accordo. In Francia, la rabbia degli agricoltori per i timori di una concorrenza sleale da parte dell’America Latina si è fatta chiaramente sentire, e per questo Macron sta facendo pressione affinché si rinvii il voto degli Stati membri dell’Ue previsto questa settimana che porterebbe la firma del Patto. Anche gli agricoltori italiani, e non solo per il Mercosur ma per la revisione del Green Deal nonché per le trasformazioni a cui sarà sottoposta la Pac nei prossimi anni, sono in fibrillazione e quindi anche l’Italia potrebbe preferire un rinvio.
Il commissario Sefcovic fa della firma sull’accordo una questione di credibilità dell’Ue, che, comunque, ha la necessità di aprire altri mercati per compensare le conseguenze della politica commerciale, o annunciata o praticata, degli Stati Uniti. Ma sono per il no anche Ungheria e Polonia, Belgio e Austria si sono astenuti; la Germania è per il sì. Francia e Italia, Paesi che hanno una grande tradizione agroalimentare, nonché Paesi Bassi devono sciogliere le loro riserve.
D’altronde, l’intesa porterebbe alle imprese europee un mercato da 270 milioni di consumatori insieme al riconoscimento per l’agroalimentare europeo di 340 indicazioni geografiche protette