Governo australiano annuncia nuova stretta su armi
Condanna della comunità internazionale dopo l’attentato a colpi d’arma da fuoco nei pressi della spiaggia di Bondi Beach, vicino a Sydney, in Australia. Quindici persone sono morte e circa 40 sono rimaste ferite in quello che è stato definito un atto di terrorismo contro la comunità ebraica che stava celebrando Hannukkah. Nei fatti erano coinvolti due uomini, padre e figlio di 50 e 24 anni. Il primo, Said Akram, è morto durante uno scontro con la polizia accorsa sul posto. Il più giovane, Naveed, è invece ricoverato in ospedale, dopo essere stato fermato da un passante, Ahmed al Ahmed, di 43 anni, che è riuscito a disarmare l’uomo e a evitare un epilogo peggiore. Stando a quanto riferito da diversi media, i due si erano radicalizzati e legati all’Isis. Secondo il premier australiano, Anthony Albanese, si è trattato di un «vile atto di antisemitismo». Tuttavia nella giornata di ieri il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva criticato l’Australia per aver «gettato benzina sul fuoco» con il riconoscimento dello Stato di Palestina. L’indomani dell’accaduto, Albanese ha proposto una stretta ancora più severa sulle armi. In Australia le leggi in materia sono già considerate particolarmente dure, a ogni modo Said Akram era in possesso da alcuni anni delle licenze per la detenzione di armi.