L’Ue e l’idea “spericolata” per sostenere Kiev. Servono 90 miliardi di euro per salvare il bilancio e la difesa dell’Ucraina e l’Unione non li ha. Si terrà il prossimo 18 dicembre il vertice per decidere come procedere.

Per la ministra dell’Economia danese Stephanie Lose, che ha parlato a margine dell’Ecofin di oggi, un prestito all’Ucraina basato sui beni congelati alla Banca centrale della Federazione Russa è la soluzione «migliore», sebbene non «perfetta». Tutto nasce da un’idea della Commissione Ue: per sostenere Kiev espropriare i beni di Mosca, gli asset al momento congelati e detenuti dalla società privata Euroclear, con sede in Belgio, che possiede 210 dei 300 miliardi di euro. La confisca è a titolo di future riparazioni di guerra ed è, più tecnicamente, un “prestito di riparazione”. Mentre l’Unione è in attesa di definire i dettagli operativi e giuridici per ricorrere all’articolo 122 dei Trattati europei, una procedura d’urgenza che consentirebbe di adottare decisioni non all’unanimità (rischiando però di spaccare l’Ue), va detto che, secondo molti analisti e non solo, le ricadute nell’utilizzo degli asset russi congelati non sono scarse. Tant’è vero che il Belgio (e anche l’Italia) è il primo ad essere contrario al “prestito di riparazione”, visto che 185 dei 210 miliardi di Euroclean appartengono allo Stato, e che, in caso di “sì” all’utilizzo, il premier belga è intenzionato a fare ricorso. Poi ci sono le minacce, arrivate oggi, dalla Russia che promette, ovviamente, ritorsioni e confische di beni, anche di privati cittadini. Ma, d’altra parte, l’intelligence europea ha avvisato che, senza una decisione, non solo si metterebbe l’Ucraina in crisi, ma si spingerebbe Mosca a sferrare l’attacco finale. Servono, infatti, 90 miliardi di euro per salvare il bilancio e la difesa di Kiev e l’Unione non li ha. Se non, appunto, scongelando gli asset russi. Ecco perché “i volenterosi” (Germania, Francia e Inghilterra) sono favorevolissimi a farlo – purché non si tratti di utilizzare gli asset russi da loro stessi detenuti (ndr) – insieme con Ursula von der Leyen e Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo. Ma qui si potrebbe aprire, secondo alcuni analisti, un vaso di Pandora, che andrebbe a minare l’affidabilità delle istituzioni finanziarie europee con ripercussioni sui titoli dell’Ue. Tant’è vero che, dichiarandosi, adesso, favorevole all’utilizzo degli asset russi allo scopo di sostenere Kiev, Lagarde ha dovuto usare parole non proprio dirimenti: «Se riusciamo a spiegare chiaramente la nostra posizione, gli investitori in asset denominati in euro e in Europa apprezzeranno il fatto che non si tratta di una pratica volta a privare le persone della loro proprietà o a rimuovere asset sovrani perché ci conviene. È un caso davvero molto eccezionale. E non toglie alla Russia il titolo di proprietà degli asset». Urgono, quindi, garanzie al Belgio e, per sapere come andrà a finire, appuntamento al Consiglio europeo del 18 dicembre.