I sindacati hanno chiesto di aprire un tavolo di confronto a tutto campo
L’ipotesi di usare la propria liquidazione (il trattamento di fine rapporto) per anticipare il pensionamento ha suscitato, al di là della richiesta sindacale di trattare la questione in sede politica con il governo, molte critiche: gli addetti a lavori particolarmente gravosi o chi si trova in determinate condizioni socio-economiche ha già la possibilità di anticipare il pensionamento; il lavoro a distanza o la diversa ripartizione nella settimana consentono di rimanere in attività; chi è in buona salute e ha un lavoro soddisfacente preferisce spesso restare in servizio piuttosto che fare il pensionato. Vi sono poi i Fondi pensione che protestano perché temono di vedersi privare dell’apporto del Tfr per la previdenza complementare. C’è infine il desiderio dei lavoratori, consolidato da decenni, di utilizzare quel risparmio forzoso per interventi particolari a favore proprio o dei propri congiunti. Insomma, sembrerebbe che quella proposta possa soddisfare poche persone. Dal punto di vista quantitativo, il Tfr accumulato dal 2007 (anno in cui iniziò la devoluzione del Tfr all’Inps con la legge n. 252/2005) al 2024 è stato di 445 miliardi così destinato: 106 miliardi ai Fondi pensione; 105 miliardi all’Inps da parte delle imprese con più di 50 dipendenti; 234 miliardi trattenute nelle aziende (a dimostrazione indiretta del grande peso che hanno in Italia le piccole imprese). È stato anche osservato che, ove si destinasse il Tfr alla pensione, ciò vorrebbe dire l’aumento indiretto dei contributi previdenziali.