La paradossale polemica sulla censura in una kermesse che si fonda sulla libertà
di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Noi dell’Ugl, con Edizioni sindacali, siamo presenti anche quest’anno alla fiera della piccola e media editoria «Più libri, più liberi» per presentare le nostre pubblicazioni e contribuire al dibattito culturale dal nostro punto di vista, creando, quindi, uno spazio di riflessione, attraverso libri, riviste ed anche podcast, sui temi economico-sociali, in una chiave di lettura specifica e peculiare, che si colloca nell’alveo del sindacalismo nazionale. Una prospettiva sindacale alternativa rispetto a quella dominante, di cui siamo orgogliosi e che riteniamo utile non solo a chi la pensa come noi, ma anche e soprattutto al fine di rendere il confronto più vivace e approfondito. Eppure, non tutti la vedono così e spesso – è accaduto anche in altri contesti simili – occasioni di dialogo si trasformano in crociate all’insegna della censura, con l’idea che qualcuno non debba essere ammesso a partecipare, che alcuni testi non possano essere stampati, che alcuni autori vadano silenziati, in una sorta di moderno «indice dei libri proibiti», che rimanda un po’ alla Santa Inquisizione. Stavolta è accaduto alla casa editrice Passaggio al Bosco, accusata di diffondere le idee di personalità di estrema destra, del passato e del presente, la cui adesione alla fiera ha spinto vari personaggi di sinistra a non partecipare più all’evento e il Comune di Roma a non presenziare all’inaugurazione. Scelte consentite, sia chiaro. Ma non condivisibili perché bisognerebbe chiarire, una volta per tutte, che un conto è rivendicare il rispetto delle leggi, impedire comportamenti violenti e antidemocratici, un altro è censurare o boicottare testi di politica, sociologia, economia. Significherebbe non poter leggere di pensatori, condottieri, filosofi, artisti, magari del tutto esecrabili, ma che fanno parte, anche solo per essere contestati, del nostro patrimonio culturale, da De Gobineau a Mao Zedong, con due esempi relativi alla politica. Per non parlare, poi, di altri autori controversi e disturbanti, anche oltre l’ambito dell’ideologia. Se si ritiene che alcune idee, troppo estreme, debbano essere censurate, si abbia il coraggio di chiedere una riforma dell’articolo 21 della Costituzione, intervenendo sui media, tutti. Ma in uno Stato democratico così non è: si legge per capire e per essere più liberi, come dice lo slogan stesso della manifestazione. Il resto è solo semplice polemica politica, che, fra l’altro, non avrà altro effetto che concedere un po’ di pubblicità gratuita a Passaggio al Bosco.

Nuovi dati Inail
Nei primi dieci mesi dell’anno le denunce per infortunio sul lavoro sono state oltre 497mila, in crescita dell’1,2%, con un aumento sia in occasione di lavoro, dello 0,2%, che in itinere, del 2,8%. I casi mortali, 896 contro gli 890 dello stesso periodo dell’anno scorso, segnano un +0,7%. Infortuni e decessi che dovevano essere evitati, con controlli, coordinamento dei dati, formazione e addestramento. Serve un impegno maggiore, perché la sicurezza non è un’opzione, ma un obbligo costituzionale che deve orientare ogni scelta pubblica e privata.