«La domanda è se l’invio di altre armi avvicina o allontana la pace. La risposta mi sembra evidente», così il vicepremier della Lega a Mattino 5
Matteo Salvini invita alla prudenza. La guerra in Ucraina è in questi giorni al centro del dibattito politico, soprattutto all’interno della maggioranza. Da un lato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha proposto il ricorso al Mes per lo sblocco degli asset russi congelati così da finanziare gli aiuti militari a Kiev, dall’altro lato i dubbi di Salvini. Sul tema il vicepremier della Lega e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto oggi, a Mattino 5, trasmissione di Canale 5. «Abbiamo mandato più di 300 miliardi di euro come Occidente, giustamente, a un popolo aggredito – ha ricordato Salvini –. Sono orgoglioso che le case degli italiani abbiano accolto profughi e bambini ucraini, oltre a mandare aiuti umanitari, come è giusto che fosse. La domanda è se l’invio di altre armi avvicina o allontana la pace. La risposta mi sembra evidente. Ci sono tavoli aperti e alla domanda su cosa debba cedere l’Ucraina, non può rispondere Salvini, ma l’Ucraina». I dubbi di Salvini riguardano anche la prospettiva del 2026, all’ipotesi, cioè, che gli Stati Uniti possano esercitare un disimpegno maggiore nei confronti del conflitto in corso. «Hanno detto che non daranno più un centesimo, qualcuno dovrà mandare 140 miliardi di euro per mandare avanti la guerra. Penso sia più prudente fermarsi». «Non si possono sequestrare i beni della Russia – ha infine voluto sottolineare nel merito di una questione di stretta attualità –. Noi abbiamo più di trecento imprese italiane in Russia, se sequestrassimo illegalmente i beni della Russia in Europa, cosa succederebbe tra cinque minuti? Mi sembra evidente che noi saltiamo per aria».