Aumentano le imprese che autorizzano i propri dipendenti per la protezione civile
Aumentano i lavoratori dipendenti che svolgono attività di volontariato, una possibilità riconosciuta dalla legge sia nel lavoro pubblico che nel privato, ma ancora poco diffusa nel Paese. Il 2024 si è chiuso con 65mila imprese che hanno permesso ai loro dipendenti di svolgere attività di volontariato nella protezione civile o nelle associazioni del terzo settore. Un numero in crescita e che potenzialmente potrebbe anche aumentare nei prossimi anni, considerando che, secondo un sondaggio, potrebbero essere fino a 300mila le imprese che potrebbero essere coinvolte. Il lavoratore e la lavoratrice dipendente, che intendono prestare la propria attività di volontariato per una delle organizzazioni di protezione civile riconosciuta, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro per un periodo di soccorso massimo di 30 giorni consecutivi e fino a 90 giorni annui. L’assenza è retribuita, vale per l’Italia e può pure essere autorizzata per l’estero, con provvedimento del Dipartimento della Protezione civile. In situazioni particolari, come le emergenze connesse alla gestione di calamità naturali fortemente impattanti, ad esempio un terremoto, è possibile un prolungamento delle giornate, sia per quanto riguarda i giorni consecutivi che per quanto attiene al totale. Il datore di lavoro ha un ristorno per le giornate di lavoro nelle quali il suo dipendente è occupato in attività di volontariato.