La sfida della crescita, mentre pullulano i conflitti

Fioccano gli appelli alla crescita, ma in un clima simile farlo diventa più che una sfida. Mentre fervono i negoziati tra Usa e Russia per un cessate il fuoco in Ucraina, sempre in bilico, però, a causa della Russia che continua a voler avanzare in territorio ucraino e che, secondo alcuni osservatori, non avrebbe alcun interesse alla fine della guerra, ecco emergere altri scenari inquietanti. “Grazie” all’ammiraglio, Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare dell’Alleanza atlantica, abbiamo saputo che la Nato sta valutando di essere «più aggressiva» nella risposta agli attacchi informatici, ai sabotaggi e alle violazioni dello spazio aereo della Russia. Dichiarazione di cui la Russia ha approfittato subito per intorbidire ancora di più le acque nebulose della trattativa, anche perché Dragone ha aggiunto che un «attacco preventivo» della Nato potrebbe essere considerato «un’azione difensiva». Ma poi ci sono anche le considerazioni del generale Petreus, ex direttore della Cia, secondo il quale «i russi non reggeranno a lungo sul campo», perché «sono in difficoltà». A chi credere? Vallo a dire al presidente Vladimir Putin, il quale, proprio oggi, ha annunciato la presa di Pokrovsk, importante snodo logistico, che «contribuirà a garantire progressi costanti verso tutti gli obiettivi principali dell’operazione militare speciale». Presa, però, smentita da fonti militari ucraine per le quali sono ancora in corso combattimenti.
Nel frattempo, la Turchia ha denunciato un nuovo attacco contro una sua nave cisterna nel Mar Nero, proprio dopo che il presidente Recep, Tayyip Erdogan, si era detto preoccupato per quanto accaduto a due petroliere durante il fine settimana. Per non parlare di un altro conflitto che, sis pera di no, appare imminente: quello tra Usa e Venezuela. Dopo la telefonata in cui il presidente Usa, Donald Trump, ha dato tempo al leader venezuelano, Nicolas Maduro, di lasciare, entro il 28 novembre, il Paese con la famiglia, per tutta risposta il leader di Caracas non ha fatto altro che rilanciare nuove condizioni al grido di «vogliamo la pace, ma una pace con sovranità, uguaglianza, libertà». Senza dimenticare il riaccendersi delle tensioni tra Cina e Giappone, con l’avvento della nuova prima leader nipponica, donna, cha ha debuttato con una considerazione molto forte e cioè che un eventuale attacco cinese contro Taiwan costituirebbe «una minaccia esistenziale per il Giappone» e potrebbe dunque giustificare l’intervento delle Forze di autodifesa nipponiche.
C’è qualcuno che davvero interessato alla pace oltre ai comuni mortali, a chi deve lavorare e produrre e fare crescita?