Lo rivela il dossier “Il male in Comune”, curato da Avviso Pubblico, l’associazione di comuni, province e regioni per la legalità e il contrasto alla corruzione

Dal 2 agosto 1991 al 30 settembre 2025 mediamente è stato sciolto per mafia un comune al mese. Lo rivela il dossier “Il male in Comune”, curato da Avviso Pubblico, l’associazione di comuni, province e regioni per la legalità e il contrasto alla corruzione, e presentato oggi nella sede della Federazione Nazionale della stampa, a Roma. Dal 1991 complessivamente sono stati 402 gli scioglimenti di enti locali per infiltrazioni mafiose, decisi dal Consiglio dei ministri e promulgati da decreti del capo dello Stato, perlopiù in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia (96% dei casi). Dal dossier, che «mostra come le mafie riescano a interferire nei processi decisionali dei Comuni – dalla gestione degli appalti ai servizi essenziali – generando effetti profondi sul tessuto sociale ed economico», emerge un trend non costante. Il rapporto evidenzia diversi picchi, a partire da quello registrato tra il 1991 e il 1993 (il primo triennio di applicazione della legge), con 76 scioglimenti, e da quello del 2012 e del triennio 2017-2019, in cui la media ha superato il tetto record dei 20 scioglimenti annui. Spulciando i dati raccolti nel report, emerge che i 402 scioglimenti hanno interessato 294 Enti locali (288 Comuni e sei aziende sanitarie provinciali). I due dati – scioglimenti decretati/enti locali coinvolti – non coincidono. Il motivo? A volte, uno stesso Ente è stato sciolto in più occasioni, dal 1991 ad oggi. Nel complesso sono 83 le Amministrazioni locali che hanno subito due o più scioglimenti (nel dettaglio, un ente locale è stato sciolto cinque volte, 22 tre volte, 60 due volte e 211 una volta).