di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Diversi articoli usciti oggi sui quotidiani italiani, dalla Repubblica al Corriere della Sera, al Sole 24 Ore, analizzano vari aspetti della situazione giovanile in Italia. Il nostro Paese sta progressivamente perdendo i suoi ragazzi, non solo per il calo demografico, ma anche per la difficoltà a garantire loro un futuro all’altezza delle aspettative, con la conseguenza di un’ulteriore emorragia di giovani determinata dalla cosiddetta “fuga dei talenti” verso l’estero. In sostanza, i giovani sono pochi, sempre meno, ma il sistema economico, anziché sostenerli, continua a non riuscire ad includerli in modo adeguato nel mondo del lavoro e nella società. Secondo il rapporto Wpp-Teha «La retribuzione media per gli under-24 è pari ad appena il 55,7% della media generale nazionale», una forbice retributiva eccessiva, anche rispetto alla normale discrepanza fra i salari dei nuovi assunti e quelli dei lavoratori con maggiore anzianità. Un dato che riflette una diffusa sottoccupazione, alla quale va sommata la presenza di tanti Neet, il 15% del totale nella fascia d’età 15-29 anni. Una situazione che non potrà che riflettersi, in futuro, sulla previdenza, poiché, con carriere discontinue e salari bassi, i giovani rischiano di arrivare alla pensione con assegni insufficienti. La previdenza complementare in questo senso potrebbe rappresentare un’opportunità, ma oggi coinvolge in modo marginale le nuove generazioni, perché la prospettiva della pensione appare troppo lontana e l’impegno economico richiesto per parteciparvi eccessivo da portare avanti, specie nei casi di lavori a termine o poco retribuiti. La difficile condizione dei giovani è un tema che riguarda tutti, non solo i ragazzi, se si pensa, ad esempio, che, secondo l’Inapp, entro il 2035, 6,1 milioni di lavoratori andranno in pensione senza che queste uscite siano bilanciate da un numero congruo di ingressi di giovani nel mondo del lavoro, con ripercussioni sull’intero sistema previdenziale. E se si considerano le conseguenze sulla demografia, con prospettive sempre più incerte per il futuro. La crisi generazionale non è un fenomeno recente, ma il risultato di squilibri che si sono sedimentati nel tempo, per risolvere i quali ci vorrà altrettanto tempo, anche se sarebbe necessario intervenire in fretta. Servono incentivi all’assunzione dei giovani, ma ancor di più una formazione adeguata alle richieste del mercato del lavoro, attualmente una delle principali criticità del nostro sistema economico-sociale, un orientamento scolastico efficace, collaborazione fra scuola e impresa, servizi per l’impiego e formazione continua, dato che la domanda di lavoro da parte delle aziende c’è e non si riesce a soddisfare. In questo modo, con le giuste competenze, si potrebbe finalmente sbloccare l’ascensore sociale, puntando sul merito, con effetti positivi su produttività e benessere generale. Affinché i giovani, e l’intero Paese, possano guardare al futuro con più fiducia.