Editoria: Big Tech alterano il mercato, Governo intervenga. Cosa chiedono gli editori: «Un approccio complessivo alle politiche del settore, lavorando in modo coordinato sulla protezione dei diritti d’autore, gli incentivi all’innovazione nel settore, altre misure di sostegno».
In un comunicato stampa congiunto, Fieg, Aie e Confindustria Radio Televisioni hanno lanciato un appello al governo per chiedere politiche di sostegno e normative per il mercato dell’editoria, «salvaguardando il valore costituzionale della libera informazione». L’operato degli editori, «garanti del diritto all’informazione e del pluralismo», «è minato dalle grandi aziende digitali globali (Big Tech) che hanno alterato profondamente le dinamiche del mercato e i principi base della sana concorrenza». «Le Big Tech aggregano e sfruttano economicamente i contenuti informativi e creativi prodotti dagli editori senza riconoscere, se non molto marginalmente, i diritti d’autore. Offrono servizi digitali a titolo gratuito in diretta competizione con le fonti originali, ricevendo in cambio dati personali che sfruttano per trattenere la gran parte dei ricavi pubblicitari, indebolendo così la sostenibilità finanziaria di chi si fa carico dei costi della produzione originale. Inoltre, utilizzano algoritmi non trasparenti, che pongono gli editori in una posizione di dipendenza, limitandone la capacità di raggiungere direttamente i cittadini e compromettendo, di fatto, il principio di libertà di impresa nel settore. Allo stesso tempo, le Big Tech reclamano ampia immunità su quanto avviene nelle loro piattaforme, presentando il furto dell’ingegno altrui, le false notizie e il mascheramento delle fonti come “libertà di espressione”», mentre «gli editori, al contrario, rispondono legalmente di quanto pubblicano». «Un mercato così fortemente squilibrato non può mai essere equo». Un mondo intero sta cambiando. Se non può essere fermato, quanto meno andrebbe gestito.
Giornalisti: contratto scaduto, retribuzioni colpite dall’inflazione del 20%
Il contratto di lavoro è scaduto da 10 anni. Per questo, tre giorni fa, il 28 novembre, l’Fnsi ha proclamato uno sciopero. Secondo quest’ultima, gli editori hanno investito molto poco nel prodotto, nonostante le sovvenzioni pubbliche, e hanno tagliato il costo del lavoro con la riduzione degli organici attraverso stati di crisi