di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

I recenti dati Excelsior chiariscono la portata del tema del mismatching fra domanda e offerta di lavoro, con l’Italia descritta come un Paese in movimento, ma che deve ancora completare il percorso volto ad allineare la formazione alle esigenze delle imprese. Nel 2025, infatti, le imprese italiane cercano 670mila laureati e 120mila diplomati Its Academy, ma oltre la metà di questi profili risulta di difficile reperimento, il 50,9% dei laureati e il 57,3% dei diplomati. Criticità ancora maggiori per le lauree Stem, sanitarie, 70,8%, e chimico-farmaceutiche, 72,4%, ma anche «sul fronte dei diplomi e delle qualifiche professionali, dove la richiesta complessiva supera i 3,6 milioni di ingressi». Una domanda robusta, quindi, che rassicura sulla vitalità del sistema produttivo, ma che si scontra con un’elevata difficoltà di reperimento: complessivamente il 47% dei profili risulta “introvabile”. Numeri che non vanno letti come un limite, ma come un obiettivo: il Paese ha bisogno di competenze specialistiche e di costruire filiere educative capaci di rispondere con rapidità alla domanda. È in questa direzione che si inserisce la riforma dell’istruzione tecnica e professionale promossa dal ministro Valditara, fondata sul modello 4+2, che avvicina in maniera strutturale scuola, Its e mondo del lavoro in un unico itinerario, fatto di apprendimenti coerenti e continuità formativa, analogo ai modelli europei. L’impegno del governo si muove anche sul fronte dell’occupazione. Come ha ricordato il ministro Calderone, l’Italia ha superato i 24 milioni di occupati e registra un tasso di disoccupazione ai minimi da quindici anni. Le imprese prevedono oltre 1,3 milioni di assunzioni nel solo trimestre in corso: un dato che conferma la solidità della domanda. Perché queste opportunità diventino concrete, è necessario puntare con decisione sulla formazione: valorizzare gli Its e gli Its Academy, orientare verso le materie Stem, rafforzare il dialogo tra scuola, università, imprese e istituzioni. In questa direzione vanno strumenti come il programma Gol, il Fondo nuove competenze, il Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa, tutte iniziative che mostrano come l’Italia stia investendo per rendere più semplice l’accesso al lavoro, più moderno il sistema formativo e più competitivo il tessuto produttivo. Dal punto di vista dell’Ugl è fondamentale consolidare questa traiettoria, continuare a rafforzare le sinergie tra formazione e impresa – sempre, è bene ribadirlo, nel segno della salute e della sicurezza – sostenere i giovani con strumenti di orientamento precoce, valorizzare i percorsi scientifici, tecnici e professionali, che oggi rappresentano uno degli asset principali per affrontare le transizioni digitale ed energetica. A vantaggio del sistema economico da un lato e dell’occupazione giovanile di qualità dall’altro.