Atreju, e Schlein è rimasta col cerino in mano. Lo ha scritto persino Il Fatto Quotidiano: la leader del Pd «è caduta nel trappolone» del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni
Pensava di metterlo in difficoltà e, invece no, il presidente del Consiglio e leader della coalizione di centrodestra, Giorgia Meloni, ha rilanciato la sfida ad Ellie Schlein e la leader del Pd è rimasta con il cerino in mano. «Forse ha più paura di me visti i risultati che abbiamo ottenuto alle Regionali», ha dichiarato Schlein nel tentativo di porre un’ulteriore e mandare per aria il confronto.
Atreju, la più grande manifestazione politica della destra italiana, quest’anno alla sua 26° edizione, è un luogo di dialogo e confronto aperto. Tutti i leader di centrosinistra sono stati ospitati sul palco più importante della destra e uno dei più importanti della politica. Tutti sono stati su quel palco, tranne Elly Schlein che nella edizione del 2023 ha declinato l’invito. Invitata nuovamente quest’anno, per tutta risposta ha dichiarato: «Ci vado, se c’è un confronto con Meloni». «Leggo che Elly Schlein avrebbe finalmente accettato l’invito di Fratelli d’Italia a partecipare ad Atreju, ma solo in caso di un confronto diretto con me», ha scritto Meloni sui social. Aggiungendo, «Atreju è sempre stata una casa aperta al dialogo, anche con chi la pensa diversamente. Sono quindi pronta a confrontarmi con l’opposizione». Apertura, sì, ma ad un’equa condizione: «Ritengo che al confronto debba partecipare anche Giuseppe Conte. Per due ragioni: la prima è che Giuseppe Conte, a differenza di Elly Schlein, anche negli anni passati è venuto ad Atreju senza imporre alcun vincolo. Lo ha fatto anche da Presidente del Consiglio. La seconda è che non spetta a me stabilire chi debba essere il leader dell’opposizione, quando il campo avverso non ne ha ancora scelto uno». D’altronde, lo stesso Conte aveva già dichiarato: «Se il format di Atreju (ndr) oggi è cambiato, lo devono decidere loro», «anche io l’anno scorso, quando ero stato invitato ad Atreju, avevo sondato la disponibilità della premier Meloni per un confronto diretto con me. Quella disponibilità», ha ricordato il leader del M5s, «allora non mi venne data. Sono loro i padroni di casa, tocca a loro decidere se cambiare il format. Quanto a me, resto disponibile a un confronto democratico che ritengo sempre utile». Ieri sera, dallo studio “amico” di Piazza Pulita, Schlein ha risposto «mi dispiace che Meloni abbia rifiutato di fare il confronto con me». «Tanto più che l’anno scorso prima delle europee aveva accettato di farlo, mi chiedo cosa sia cambiato, forse ha più paura di me visti i risultati che abbiamo ottenuto». Mentre sull’idea di un confronto a tre, altro fumo negli occhi: «Portasse Salvini. E se vuole porti pure Tajani, noi possiamo portare anche Fratoianni e Bonelli. Facciamo un confronto di coalizione. È ridicolo». Una frase che si commenta da sé: scacco matto per Giorgia Meloni.