di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

All’indomani della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è bene ricordare che per affrontare questo problema, accanto al tema della sicurezza, dell’efficacia delle misure repressive, del cambiamento culturale, c’è anche un altro elemento fondamentale, tra l’altro di stretta pertinenza sindacale: la piena inclusione delle donne nel mondo del lavoro e la loro indipendenza economica. Un fattore centrale non solo per la parità di genere e per il benessere economico-sociale del Paese, ma anche per il contrasto alla violenza, in particolare quella domestica. Una donna economicamente autonoma, infatti, ha maggiori possibilità di sottrarsi alla violenza, e il mezzo primario per l’indipendenza è il lavoro, avere un’occupazione, e che sia anche stabile e remunerativa. I numeri sull’occupazione femminile in Italia restano, però, ancora insoddisfacenti, nonostante i segnali positivi di crescita, pure da considerare. In base ai dati Istat relativi a settembre 2025, il tasso di occupazione femminile in Italia è al 54,1%, contro il 71,3% di quello maschile. Anche la percentuale di donne inattive è significativamente più alta: 42% rispetto al 24,2% degli uomini. A questo si aggiunge un divario non solo quantitativo, ma anche qualitativo, con una maggiore diffusione tra le donne del part-time involontario e dei lavori precari e intermittenti, che amplificano il gender pay gap sia durante la vita lavorativa sia, conseguentemente, dopo il pensionamento. Una situazione che influisce in modo sensibile sull’autonomia economica delle donne, così come anche l’insufficiente diffusione di un conto corrente personale. La dipendenza economica dal partner rende le donne molto più vulnerabili alla coazione, all’abuso e all’isolamento, riduce drasticamente la possibilità di scegliere, denunciare, lasciare una relazione violenta e ricostruire una vita autonoma. Per questo, promuovere l’occupazione femminile non è solo un obiettivo economico e sociale, ma una priorità per la prevenzione della violenza. Una priorità che passa attraverso l’incentivazione di assunzioni stabili e tempo pieno per le donne, il contrasto alla precarietà, il sostegno alle pari opportunità e le politiche di conciliazione tra lavoro e vita familiare, nel pubblico come nelle aziende. Così come è fondamentale favorire l’autonomia finanziaria e diffondere una cultura del risparmio e della gestione economica indipendente. In un Paese in cui quasi la metà delle donne in età lavorativa è ancora esclusa dal mercato del lavoro, nonostante i passi avanti fatti negli ultimi anni, un’autonomia economica diffusa rimane un traguardo lontano, ma deve diventare realtà. Perché rappresenta una rete concreta di protezione contro la violenza e una condizione essenziale per costruire una società più giusta e anche più sicura.