di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Oggi Il Sole 24 Ore approfondisce la situazione dei giovani adulti in Italia, appartenenti alla fascia d’età compresa tra i 25 e i 35 anni. Ne emerge un quadro complesso che incide in modo significativo non solo sull’economia del Paese, ma anche sulla demografia. Questa fascia anagrafica, infatti, dovrebbe rappresentare la componente più attiva della società, vivendo la fase della vita in cui solitamente si gettano le basi dell’indipendenza, si entra stabilmente nel mondo del lavoro, si compiono importanti scelte di consumo, si acquista una casa e si forma una famiglia. I dati, invece, mostrano difficoltà profonde. Il 44% dei 25-35enni vive ancora con i genitori e l’età media in cui gli italiani lasciano la casa familiare è di 30,1 anni. Il primo matrimonio arriva in media a 36,9 anni e il primo figlio a 32,6 anni per le donne, quasi due anni in più rispetto al 2005. Attualmente, solo il 13% degli italiani tra i 18 e i 34 anni ha un figlio, con la percentuale più bassa della nostra storia recente. Tutte le “tappe” tradizionali della vita adulta risultano quindi posticipate, con effetti negativi sul futuro, personale e collettivo. Le cause di questa situazione sono certamente culturali, ma anche economiche: pesano la difficoltà di ottenere un’occupazione stabile e ben retribuita e l’alto costo della vita. Pur essendo qualificati — tra i 25-34enni il 31% è laureato — e anche numericamente pochi, solo 6,2 milioni di persone in questa fascia d’età, i giovani adulti italiani non riescono a compiere in modo scorrevole la transizione verso l’età adulta. Casa, costo della vita e lavoro rappresentano i principali ostacoli all’autonomia economica, pur a fronte di un miglioramento dei tassi occupazionali dopo il picco negativo del 2014: oggi il 68,7% dei giovani tra i 25 e i 34 anni risulta occupato. Oltre alla quantità degli occupati, pesa anche la qualità dell’occupazione. Il Sole 24 Ore evidenzia due criticità principali: da un lato, salari inadeguati, dall’altro, la persistente rilevanza delle reti informali e amicali nel trovare lavoro, più efficaci di quelle formali, ma potenzialmente meno meritocratiche. Diventa quindi indispensabile agire sulle politiche attive del lavoro e sulla formazione, per affrontare il tema del mismatch tra domanda e offerta e della qualità dell’occupazione, sulle politiche abitative e anche sui sostegni alla genitorialità, considerando che, tra i giovani adulti occupati, solo il 22,7% è genitore. Una volta chiariti gli ostacoli sulla strada dei giovani adulti, è necessario intervenire per rimuoverli con politiche adeguate. Non solo per offrire a questa fascia della popolazione una piena inclusione economica e sociale, ma anche per garantire un futuro all’intero Paese, possibile solo, tanto a livello demografico, quanto sociale ed economico, tramite la necessaria valorizzazione dei giovani italiani.