di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Una buona notizia, quella riportata oggi dal Sole 24 Ore, del probabile rifinanziamento del Fondo destinato a sostenere la partecipazione dei lavoratori, attraverso modelli innovativi di coinvolgimento sugli utili e nella gestione aziendale. Lo stanziamento di ulteriori 49 milioni di euro per il 2026 nella prossima Legge di Bilancio, che verrebbe introdotto con un emendamento al testo durante l’esame al Senato, porterebbe il fondo per gli incentivi fiscali, da destinare alle aziende che adottano modelli partecipativi, a un totale di 70 milioni di euro, andando nella direzione auspicata dall’Ugl e rappresentata al Governo in occasione del confronto sulla manovra. La partecipazione non è soltanto un tema economico, ma una visione strategica di società, è una leva per consentire di coniugare competitività delle imprese, valorizzazione del capitale umano e redistribuzione equa della ricchezza prodotta. Per questo l’Ugl considera la partecipazione uno dei pilastri della propria cultura sindacale, un elemento identitario, radicato nella nostra storia e nella nostra visione sociale. Fin dalla sua fondazione, il nostro sindacato ha promosso un’idea di rappresentanza basata sulla valorizzazione del lavoro e sulla responsabilità condivisa nei processi produttivi. Oggi più che mai, riteniamo che la partecipazione possa rappresentare la chiave per affrontare le trasformazioni economiche, tecnologiche e organizzative che stanno ridisegnando il mondo del lavoro. E il rafforzamento degli incentivi costituisce uno strumento importante affinché le aziende possano adottare strumenti concreti di coinvolgimento dei dipendenti negli utili e nelle scelte strategiche, oltre che un segnale di attenzione verso le richieste del sindacato. Assieme agli incentivi, è essenziale diffondere la cultura della partecipazione, per incoraggiare le aziende ad adottare modelli partecipativi come componente strutturale della propria governance. L’esperienza dimostra, infatti, che dove i lavoratori sono coinvolti nelle scelte aziendali, aumentano produttività, innovazione e coesione interna. In questo percorso, accanto agli incentivi rivolti al settore privato, sarebbe poi necessaria l’adozione di modelli partecipativi nel settore pubblico, nelle società partecipate, dando così un messaggio chiaro e coerente, capace di accelerare l’adozione di questo paradigma anche nel privato e di dimostrare la solidità e la credibilità del progetto. Importante, quindi, l’orientamento del Governo volto a garantire il rifinanziamento del Fondo, con l’auspicio che il Parlamento confermi la misura, perché quella della partecipazione è una strada che il nostro Paese deve percorrere con decisione affinché l’attuazione di strumenti di coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle aziende diventi non un’eccezione, ma un tratto distintivo del modello produttivo italiano.