di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Sostiene il rapporto pubblicato dalla Fondazione Migrantes, che anche interi nuclei familiari, oltre a giovani e professionisti, continuano a lasciare l’Italia per cercare all’estero un contesto più favorevole dal punto di vista sociale, educativo e lavorativo.
I fenomeni non si manifestano dall’oggi al domani e, partendo dalla situazione degli stipendi italiani, proviamo a capire da dove  nasce tutto ciò, che, come rilevato da Cna, ci ha portato anche a rilevare nel Sud e nelle Isole esistere un numero di pensioni erogate nettamente superiore a quello dei lavoratori.
Dunque, in termini di salari, dato Eurostat diffuso ieri, l’Italia, pur in crescita, risulta sotto la media Ue e pari a 33.523 euro nel 2024, rispetto ai 32.650 del 2023. Un basso livello che, dunque, non nasce dall’altro ieri: è stato rilevato, infatti, dal 2008 al 2025, i salari reali hanno perso l’8,7% in termini di potere d’acquisto, calo tra i peggiori tra i Paesi del G20.
Cosa implica tutto questo? Che le politiche adottate dal governo Meloni – chieste e, per questo, salutate con favore dall’UGL – a sostegno dei salari, nonché la performance positiva del Sud, che, negli ultimi tre anni, si sta dimostrando la parte più dinamica d’Italia, soprattutto in termini di Pil e occupazione, possono non bastare per arginare una perdita così grave di popolazione attiva. Perdita che si va ad aggiungere all’altro fenomeno delle culle vuote in Italia, producendo impatti nel corso del tempo sempre più significativi sulla nostra economia e sul welfare.
Gli italiani espatriati nel 2024, cresciuti del 38% rispetto al 2025, ovviamente scappano dalle retribuzioni – e non solo – sotto la media Ue. Non c’è quindi da stupirsi se gli italiani residenti all’estero, oltre 6,4 milioni, siano in costante crescita. Non c’è da stupirsi, ma neanche da arrendersi e bisogna per combatterli seguire, anzi inseguire, la luce, cioè quelle misure che hanno dato e continuano a dare risultati positivi.
Ecco perché, nell’incontrare il governo a Palazzo Chigi sulla manovra 2026, ho dichiarato che l’equilibrio individuato nella legge di bilancio 2025 ha generato risultati apprezzabili, come certificato dai principali indicatori economici, senza per questo nascondere le criticità che continuano a persistere, e che occorre preservare e rafforzare in Italia l’industria manifatturiera, poiché è e continuerà ad essere, se davvero lo vogliamo ovviamente, principale volano della nostra economia.
Quello che voglio dire è che credo alla necessità di un “Patto per il Futuro” tra lavoratori, imprese e Governo, per rilanciare il Sistema-Paese, proposta che ho lanciato sul tavolo di Palazzo Chgi. Solo in questo modo l’Italia può avviare un’inversione di tendenza rispetto ai suddetti fenomeni, purché, tutti, si condivida l’ impegno comune su fisco, redditi, politiche industriali, innovazione tecnologica, energia, giustizia e solidarietà.